SARONNO – Il Gup del Tribunale di Busto Arsizio Gianmarco Cantalini ha sciolto la riserva e ha rigettato la richiesta di ammissione al rito abbreviato presentata dall’avvocato Angelo Murdolo, difensore di Elena Pagani. Pagani è accusata, arrestata in flagranza con successiva confessione, dell’omicidio di Romolo Baldo, 86 anni, accoltellato nella sua abitazione in via Pio XI a Saronno nella tarda mattinata dello scorso 9 giugno. Baldo era il padre del compagno della donna, tutti e tre erano conviventi in quella casa.
Decisione assunta con coscienza
Il difensore ha ascoltato la lettura del dispositivo con consapevolezza: «avevo previsto che il Gup, dottor Cantalini, si sarebbe determinato per il rigetto, ma ho apprezzato l’approfondimento dei temi portati alla nostra attenzione nonché il fatto che non si sia soffermato sul solo dettato normativo di cui all’articolo 438 c.p.p. Comunque sia andata non ho rimpianti, la richiesta del rito abbreviato è una decisione che ho assunto con coscienza».
La Corte d’Assise
Il 13 febbraio quando Elena Pagani comparirà davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Busto Arsizio per affrontare l’inevitabile dibattimento, con la consapevolezza che la pena prevista per il reato commesso è l’ergastolo, quale sarà il suo approccio? «Non diamo per scontato il dibattimento. È già accaduto in passato che la Corte d’Assise in ultima istanza accolga la richiesta del rito abbreviato condizionato a produzione documentale, valutando la sussistenza di un fatto diverso ovvero, la riqualificazione giuridica del fatto-delitto, per cui la pena prevista non sia più quella dell’ergastolo, bensì una pena minore che consenta il rito alternativo».
La perizia pischiatrica
La donna «Il 9 giugno ha avuto una crisi psicotica sfociata nella paranoia – spiega il legale –. Ha percepito il suocero come un pericolo, il suo è stato un raptus, tanto da avere ancora oggi un black out sull’accaduto. All’epoca del fatto erano evidenti diversi lividi sull’avambraccio della mia assistita causati verosimilmente dalla vittima che l’ha afferrata con forza. Lividi che potrebbe indicare un’avance da parte di Baldo, così come un suo tentativo di difesa. C’è infine la perizia psichiatrica richiesta dalla stessa Procura di Busto, in cui emerge che la signora Pagani ha agito in uno stato di minorata capacità di intendere e di volere (c. d. vizio parziale di mente), perizia che sottolineo, è stata eseguita sulla donna diversi giorni dopo il fatto, quando la mia assistita era già stata compensata con i farmaci», prosegue il legale tornando sulle argomentazioni che porterà all’attenzione della Corte d’Assise.
Tragedia umana evitabile
«Mi preme aggiungere – conclude Murdolo -, che in caso di condanna della mia assistita in presenza di un acclarato vizio parziale di mente, dovremmo abdicare a quei valori che sono stati il propulsore della nostra società civile. Tutte le battaglie combattute negli ultimi 70 anni che hanno riconosciuto e tutelato la dignità del malato, saranno state vane. La tragedia umana che ha coinvolto la signora Pagani si sarebbe potuta evitare, se le dinamiche del nucleo familiare non fossero degenerate nell’indifferenza, nell’alienazione affettiva e nella solitudine, tutte componenti che hanno provocato nella donna un calo ponderale – all’epoca dei fatti pesava solamente 43 chili -, ed uno stato di prostrazione che insieme ad ansia reattiva degenerò nella crisi psicotico-paranoide. Il carcere non può essere l’estremo rimedio per una persona malata e la pena più afflittiva rappresenterebbe una sconfitta per la giustizia».
