VARESE – È iniziata la giornata dell’appuntamento tradizionale più amato dai varesini, la Festa di Sant’Antonio abate. Alla Motta sono in corso questa mattina – venerdì 16 gennaio – le operazioni di allestimento della grande catasta di legna che brucerà questa sera a partire dalle 21. Dopo la Fiamma olimpica il falò: si attende un’altra grande serata di partecipazione e comunità. «Anche con la pioggia», assicurano i Monelli della Motta (nel video qui sotto intervista e preparativi in corso)
I preparativi
Le previsioni meteo non sono infatti benevole. «Deboli piogge in serata sul Piemonte, localmente fin sulla Lombardia occidentale», è quanto recita il bollettino odierno del Centro Geofisico Prealpino. Il meteo svizzero prevede pioggia invece dopo mezzanotte. Ma in ogni caso la festa non si fermerà, come confermano gli infaticabili organizzatori dell’evento che coinvolge non solo l’area della Motta ma tutta la città di Varese. E così questa mattina la macchina è già partita, con l’apertura delle bancarelle lungo la via Carrobbio e le vie limitrofe e dell’immancabile banchetto dei Monelli a lato del sagrato.
Prende forma la pira
E intanto la pira inizia a prendere forma. I Monelli – più di 30 sono impegnati tra catasta e salamelle – tengono come sempre segrete le misure di altezza e larghezza, mentre per quanto riguarda la provenienza della legna si tratta di bancali certificati in arrivo da aziende del territorio. Non meno importante l’aspetto religioso della festa, con la benedizione delle candele votive e le celebrazioni: la prima stamattina con il prevosto Gabriele Gioia. Ad accendere il falò questa sera sarà per la prima volta l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini.
Il messaggio dei Monelli alla città
E in occasione del Falò 2026 i Monelli della Motta hanno voluto inviare un messaggio ai varesini, in cui si ricorda l’aspetto solidale della festa.
La tradizione del falò ha memoria ultra secolare e le cronache di inizio Novecento raccontavano quella “gran vampa” capace di illuminare la piazza, e i Monelli che tornavano carichi di legna per ravvivare il fuoco.
Da allora ogni anno tra il 16 e il 17 gennaio la Motta torna ad essere ciò che è sempre stata: una piazza che raccoglie.
Raccoglie i passi, le voci, i silenzi, e soprattutto raccoglie persone diverse, che per una sera si ritrovano attorno al fuoco. Il Falò di Sant’Antonio non è soltanto un rito: è un patto di comunità che si rinnova, un modo concreto per dire che Varese, quando vuole, sa stringersi.È importante allora il significato che scegliamo di dare a questo gesto: se il fuoco brucia il superfluo, allora che bruci anche l’indifferenza lasciando spazio alla solidarietà, al farsi prossimi senza clamore, “con il cuore”.
Nel giorno di Sant’Antonio, tra l’accensione del Falò, la benedizione degli animali e dei pani, e il lancio dei palloncini che recano i desideri espressi dai bimbi, ciascuno porta qualcosa: un desiderio, una speranza, a volte una fatica.E se è vero che nel fuoco finiscono i biglietti, è altrettanto vero che fuori dal fuoco deve cominciare l’impegno: accorgerci di chi resta indietro, sostenere chi fa servizio, trasformare la festa in un’occasione di aiuto reale.
Chiunque si reca al banco gastronomico dei Monelli della Motta a lato della chiesa degustando la mitica salamella, acquistando i nostri dolci e i biglietti della lotteria è parte di questo aiuto reale perché l’intero ricavato viene destinato ogni anno a concrete iniziative di solidarietà: quest’anno beneficiarie sono le associazioni la ‘Comunità Il pezzettino’ e ‘Il Millepiedi Asd’.Chiediamo allora a Sant’Antonio di aiutarci ad essere sempre di più una comunità che non si celebra soltanto, ma si prende cura.
Buona festa di Sant’Antonio 2026.
Varese, per la Festa di Sant’Antonio Abate circa 1.900 parcheggi gratuiti in città
falo varese tutto pronto – MALPENSA24
