Salvini, l’impasse perfetta

salvini vannacci centrodestra
Roberto Vannacci e Matteo Salvini

di Massimo Lodi

Lo sapete: Vannacci tiene un piede dentro e l’altro fuori dal centrodestra. Vota la fiducia sul decreto Ucraina, non sull’invio delle armi. Come se il primo non implicasse il secondo. I parasodali fan finta che ok, va bene così, qui e ora. Del resto Salvini in solitudine ha gridato al traditore quando il generale l’ha mollato. Meloni e Tajani quatti/silenti, giusto a lasciar capire che lo scissionista da 2-3-4 % potrebbe venir comodo, allorché sarà tempo d’urne ovvero di reunion.

Pragmatismo, comunica ai suoi la premier. Trasferirà il concetto nel cambio di legge elettorale. Si valuta l’opzione migliore in un proporzionale con sbarramento (ciao mix di maggioritario, no i collegi uninominali, boh le preferenze). Fratelli d’Italia e Forza Italia pensano in armonia. Non la Lega. I problemi stan dentro lì. Ovvero: o radicalizzarsi nella gara a sorpasso-controsorpasso con Vannacci o moderarsi virando al centro. Radicalizzarsi pare un avventurismo senza speranza. Però è la strada su cui s’è buttato da anni Salvini, come modificarla? E moderarsi è la strada che porta a discutere la figura del segretario: buono per tutte le stagioni o no buono?

Il dibattito imbarazza. Praticando lo slalom della visibilità, in questi giorni olimpici l’ex doge Zaia appare ovunque: cancellato Stefani, neo-presidente del Veneto. Zaia, il candidato naturale alla successione di Salvini. La filiera dei governatori (Fedriga, Fontana) giudicava scontato promuoverlo a vice Capitano, dopo l’addio di Vannacci. Invece il Capitano, cui tocca decidere, nicchia. Dichiara: calma, gesso, vedremo. Teme forse di compiere il primo passo per auto-esautorarsi from himself/da par lü. Però la militanza, quella sua, non del vetero-parà, freme: ha paura di pagar caro l’errore (matita blu) del leader. Perché d’un errore, arruolare l’ex alto ufficiale, s’è trattato.

Dunque, che si fa? Dar plastica testimonianza di sfarinamento del partito a poco tempo dal rinnovo legislativo peggiorerebbe la situazione anziché migliorarla. Ma nemmeno sembra il caso di lasciar tutto sic sic/inscì inscì: ai residuali simpatizzanti bisogna pur inviare un messaggio anti-stress. L’idea prevalente che s’avanza è il commissariamento, qualsiasi sembianza esso prenda, di Salvini. Ovvero: l’accettazione da parte sua della collegialità finora rifiutata. Impresa ostica in un partito a orgoglioso marchio leninista, dove il capo non si discute fino al momento in cui viene estromesso da un nuovo capo. Però strategia diversa non risulta perseguibile. Bisogna capire quale forma dare alla sostanza: o una/due nomine di aiutanti sul campo da schierare al fianco di Salvini (Zaia appunto e Fedriga) o nessuna nomina, ma forte voce nell’invertire la direzione di marcia.

Percorso comunque difficile, dovendolo individuare nella mappa di sentieri del consenso già tracciata: indica (1) la zona ardita di propaganda estrema conquistata da Vannacci e indica (2) la zona storica di propaganda furbo-conservatrice acquisita da FdI e FI. Salvini s’è imbrogliato la vita, non può sbrogliarsela tornando di colpo indietro, ma neppure andando più avanti di quanto abbia già osato. Si chiama impasse perfetta. Oltre al referendum sulla giustizia, ormai gli tocca mettere in agenda il referendum su sé stesso. Zero separazione delle barriere.

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