Stefania Andreoli a Gallarate: «Le vite umane le salvi restando»

Gallarate Stefania Andreoli teatro

GALLARATE – Cosa succede sul lettino di uno psicoterapeuta o all’interno di un centro di riabilitazione? Lo spiega Stefania Andreoli con “La mente in scena”, al suo debutto teatrale con uno spettacolo intenso e sincero che mira a restituire voce e dignità a chi soffre di disturbi mentali. Ma, appena sale sul palco, avverte il pubblico in sala: la storia di Hélène, la protagonista del suo monologo a due voci, riguarda ciascuno di noi. «Vi avverto: guardare dentro la sua valigia, potrebbe farvi venire la voglia di aprire la vostra». 

Il pubblico di Andreoli 

Con una presenza scenica degna di un’attrice navigata, la scrittrice è salita ieri, 27 febbraio , sul palco del Teatro Condominio per esplorare il disturbo borderline di personalità. Uno spettacolo che è già diventato il fenomeno teatrale dell’anno: non a caso è il primo a essere andato sold out a Gallarate, a pochissimi giorni dall’annuncio della nuova stagione lo scorso settembre. Uno spettacolo che rende ancora più profondo il legame tra Andreoli e il suo pubblico. Al termine, infatti, il firmacopie nel foyer diventa un incontro schietto e sincero con chiunque le si avvicini, che dura fino a tarda sera.
Sul palco, invece, è un lungo dialogo con la vera attrice in scena, Alice Redini, che accompagna la platea negli angoli più reconditi dell’anima, tra fragilità, errori, dubbi e illusioni. La psicoanalisi di Hélène è lo spettacolo della sua vulnerabilità in presa diretta. E finisce per coinvolgere tutti. La dipendenza dal cibo, gli amori sbagliati, la violenza subita senza reagire, i comportamenti dannosi ripetuti fino a diventare patologici, la depressione. «Peggio del dolore – dice – sono i modi che troviamo per tenercelo stretto». 

Gallarate Stefania Andreoli teatroLa salvezza dell’anima 

 “La mente in scena” è però uno spettacolo di speranza, che ruota attorno a una frase chiave: «Le vite umane le salvi restando». La tua anima come sta? Una domanda gettata come un masso, che ti pone all’angolo. Ma Andreoli assicura: «La terapia funziona, ed è il motivo per cui i più non la fanno e alcuni la smettono. Perché ti fa diventare ciò che sei rinunciando a quello che hanno fatto di te. E quando hai dato un significato agli avvenimenti, a quel punto non puoi più dare la colpa a nessuno e sei libero, sei responsabile di te». 

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