Ministero degli Esteri, ambasciate e consolati italiani nel Golfo lavorano senza sosta per organizzare i rientri dei nostri connazionali bloccati a Dubai. L’attacco americano e israeliano all’Iran ha provocato la chiusura dei voli in tutta l’area mediorientale, con inevitabili conseguenze. Di più, la città degli Emirati è stata colpita dai droni degli ayatollah, suscitando comprensibile apprensione, come testimoniano molti dei residenti tra i grattacieli emiratini o i semplici turisti.
Una paura collettiva rilanciata dai media italiani con dovizia di particolari, appelli, misteriosi viaggi a Dubai con la famiglia di alti esponenti delle nostre istituzioni disinformati sulla guerra, pianti e accorati “voglio tornare a casa” di note cantanti, istruzioni per evitare di essere colpiti dai droni: “Non affacciatevi alle finestre” suggerisce un ministro (!). A fronte di tutto ciò c’è da domandarsi se si tratti di una condizione condivisa o se qualcuno riesca addirittura a disinteressarsi delle minacce belliche e comportarsi come se nulla fosse. I post su Facebook sono inequivocabili: “Dubai grande esperienza” la frase su uno dei tanti messaggi social, seguita da una raffica di cuoricini emoticon che sottolineano quale atmosfera si viva e a corredo di immagini che descrivono la spensieratezza di una vacanza, a dispetto di quanto accade attorno e nel mondo.
Turisti anche di Busto Arsizio che ci rendono partecipi del loro felice soggiorno negli Emirati Arabi. Un po’smentendo il cupo scenario di guerra raccontato in Tv e sui giornali. Nel frattempo, altrove si muore. E se il soggiorno forzato a Dubai degli italiani fa notizia su tutte le prime pagine, molto meno si parla degli effetti collaterali del conflitto. Uno per tutti: la strage di decine di bambine in una scuola di Minab, nel sud dell’Iran. Un episodio che non ha bisogno di commenti, che dovrebbe indurre allo sconcerto e che sembra passare sottotraccia, come inevitabile conseguenza della guerra. Cosa dire se non che ci stiamo abituando anche ai più efferati eventi, che nulla più ci scompone, nemmeno la morte sotto le bombe di ragazzine innocenti.
L’Alto commissario Onu per i Diritti umani Volker Turk, “profondamente scioccato” dall’impatto delle operazioni belliche sui civili, invoca un’inchiesta “tempestiva, imparziale e approfondita” sul raid che avrebbe ucciso 175 persone tra cui numerose bambine. Una presa di posizione doverosa, ma anche l’unica, che prevediamo non avrà sviluppi concreti alla luce di governanti senza scrupoli, né umanitari, né morali, né etici. Per loro, gli obiettivi sono altri. Lo sappiamo, ma fingiamo di non saperlo, anzi, ci adeguiamo. Così nemmeno si evita di rendere pubblico che a Dubai ci si diverte. Nonostante le bombe, nel definitivo smarrimento del senso del rispetto e del pudore.
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