Riflessioni post referendarie. Per provare a capire

bottini riflessioni referendum

di Gian Franco Bottini

Pensando al recente referendum francamente non si può dire , come per altre occasioni elettorali, di aver solo buttato via soldi pubblici senza aver portato a casa qualcosa di utile per aiutare il buongoverno del Paese. Non ci riferiamo certo al risultato delle urne  perché era chiaro a tutti che, qualunque esso  fosse, avrebbe lasciato pochi  convinti di aver dato con il loro voto una grossa spinta alla soluzione dei problemi della Giustizia italiana.E’ legittimo allora chiedersi il perché della nostra affermazione iniziale che, se non trionfalistica, può certo suonare di qualche soddisfazione.

Ci riferiamo soprattutto a quella che è stata la campagna elettorale sia nel suo “pre” ma soprattutto nel suo “post”, che ha dato luogo a comportamenti, decisioni e dichiarazioni di varie fonti ma destinati a lasciare dei segni significativi nel sistema politico nazionale.

Il primo dato positivo è sicuramente rappresentato dall’affluenza degli elettori  che senza essere eclatante ha comunque superato il  50%; sorprendente sia perché riferentesi a un referendum (categoria spesso snobbata dagli elettori) sia perché un numero certamente più  accettabile di quanto avvenuto nelle ultime circostanze elettorali . Ancor più sorprendente che le statistiche ci dicano che sull’aumentato afflusso degli elettori abbia influito l’aumentato apporto delle generazioni Y(29-44 anni) e  Z(18-28 anni): quello che dovrebbe rappresentare “il sangue più vivo” della nazione.

Ora per far tesoro di questo risultato sarebbe opportuno individuare le sue radici che a nostro avviso, semplificando, si potrebbero restringere a poche ipotesi. La particolarità del tema, lo sforzo mediatico di informazione dell’elettorato, l’attività della politica (partiti) sui media e sul territorio, l’attività di terze parti.

Il tema GIUSTIZIA è un tema entrato a grandi numeri negli interessi della gente soprattutto per i tanti programmi televisivi tesi a spettacolarizzare il crimine, al punto di fare degli spettatori tanti giudici come per il calcio tanti allenatori. Positivo il fatto che la giustizia esca dall’essere argomento per “eletti” e la cosa forse ha inciso sull’interesse della gente per un referendum in altri tempi snobbato, discutibile comunque il fare di situazioni reali una sorta di serie televisive .

Molto positivo invece il fatto che la carta stampata, l’informazione televisiva e di rete abbiano fatto della Giustizia uno degli argomenti di punta pur in momenti in cui tra guerre in atto, guerre latenti, rapporti di politica estera vacillanti, cronaca nera in quotidiana presenza e quant’altro  non facevano mancare loro argomenti per riempire di parole i loro contenitori. Sinceramente si può dire che in questo caso la concorrenza ha fatto bene alla qualità dell’informazione e che nessuna delle opinioni può dire di essere stata trascurata.

L’attività dei partiti è poi stata frenetica; negativa per certi versi e positiva per altri . La politicizzazione del referendum non è stata evitata e questo, lo abbiamo più volte detto, non è stata una cosa positiva da nessun punto di vista .

Questo ovviamente il nostro parere ; ogni partito tirerà poi le proprie somme che lo aiuteranno a capire quale è il suo seguito dovuto principalmente al suo simbolo. Per intanto di positivo il centrosinistra  volendo avrebbe  scoperto che a livello di numeri può esistere un “campo largo” a patto che si risolva un “problemino” non semplicissimo. Quello di trovare un capo/a che abbia l’intelligenza  per saper tenere insieme idee “quasi uguali” di gruppi diversi, senza la pretesa di essere formalmente  capo di ognuno di essi. Una sorta di federazione partitica che nella formazione di liste amministrative locali  spesso riesce perché i galli” più forti hanno più opportunità per emergere mentre a livello nazionale intervengono altri fattori e, senza voler fare una pessima e sciocca battuta di genere, spesso “anche le galline diventano galli”

Nel centrodestra invece si è trovato molto positivamente il coraggio di fare quello che da tempo serviva ma che non si trovava il coraggio di fare: delle “pulizie”,  proprio in area giustizia, in situazioni  che incancrenendosi oltre il dovuto, penalizzavano, oltre che l’immagine  di un partito quella  del governo stesso, creando dei precedenti che se ignorati si connotavano come lecitamente  ripetibili. Tutto questo senza far liste di nomi noti e ripetuti, anche se purtroppo queste liste sono quotidianamente alimentate, anche dai  gradini più bassi della scala politica.

Ma ancora nel centrodestra di positivo si è notato un rigurgito di orgoglio in Forza Italia, del quale sarebbe lungo parlare ma comunque significativo perché caratterizzato dalla presenza del cognome Berlusconi, particolarmente attivo nella persona di Marina, che da sempre vicina ai temi cari al babbo, come la Giustizia, probabilmente in questi giorni sente il richiamo del buon Silvio che  in questo momento potrebbe non gradire una Forza Italia un po’ sbiadita nel ruolo guida dell’area moderata  e forse anche un po’ seccato che la figura di First Lady politica nazionale sia in capo a una  donna (e va bene!) ma con un altro cognome…. per di più “borgataro”.

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