MILANO – La Procura di Milano ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per Enrico Pazzali, ex presidente di Fondazione Fiera Milano e figura chiave dell’agenzia investigativa Equalize. Pazzali deve rispondere di associazione per delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici e altri reati legati alla gestione di una mole massiccia di dati riservati. Contestualmente, la Procura ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini per un secondo maxi filone che coinvolge 81 indagati. In questa tranche, definita dagli inquirenti come quella dei clienti e dei collaboratori esterni, figurano imprenditori, professionisti e soggetti che avrebbero beneficiato dei report prodotti illecitamente.
I dati rubati nei database dello Stato
La vicenda ruota attorno alla società Equalize srl, con uffici in via Pattari, a pochi passi dal Duomo di Milano. Secondo l’ipotesi accusatoria, la società fungeva da hub per la raccolta di informazioni sensibili prelevate illegalmente dalle banche dati più protetti dello Stato, come lo Sdi, il sistema d’indagine delle forze dell’ordine, Serpico dell’Agenzia delle Entrate e l’Anagrafe Nazionale. Il cuore operativo dell’organizzazione, secondo le indagini dei carabinieri, poggiava sulla collaborazione tra Pazzali e l’ex poliziotto Carmine Gallo, amministratore della società deceduto nel marzo 2025 mentre si trovava agli arresti domiciliari. Insieme a loro, l’hacker Nunzio Samuele Calamucci è considerato la mente tecnica capace di violare le difese informatiche ministeriali per alimentare la piattaforma Beyond, un software che aggregava dati leciti e illeciti per creare dossier pronti all’uso.
L’inchiesta
L’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Varese, era nata nell’estate del 2022 seguendo i movimenti di un soggetto vicino alla criminalità organizzata. I pedinamenti avevano portato gli investigatori agli uffici di via Pattari, svelando un mercato sommerso di informazioni vendute a prezzi altissimi. Dalle carte dell’inchiesta sono emersi episodi di rilievo come il monitoraggio della famiglia La Russa o l’interessamento verso esponenti di spicco della finanza, tra cui Leonardo Maria Del Vecchio e il banchiere Matteo Arpe, le cui posizioni sono rimaste al vaglio degli inquirenti per aver richiesto report su competitor o questioni familiari. L’inchiesta ha sfiorato anche i servizi segreti, con verbali che parlano di frequentazioni costanti tra esponenti degli apparati di sicurezza e i vertici della società.
Quasi un milione di dossier svelati
Gli inquirenti hanno quantificato in circa 800.000 il numero di dossier e dati sensibili transitati nei server della società. Si tratta di un patrimonio informativo dal valore milionario utilizzato, secondo i magistrati, non solo per scopi commerciali ma anche per esercitare pressioni o ottenere vantaggi reputazionali. Il secondo filone d’indagine concluso oggi mira a fare luce proprio sulla fitta rete di complicità, dai tecnici che hanno agevolato le intrusioni ai committenti che hanno alimentato il business dei dossieraggi. Con la richiesta di rinvio a giudizio per Pazzali, la vicenda si sposta ora nelle aule di tribunale per accertare l’entità di quella che la magistratura milanese definisce una minaccia alla sicurezza dei dati nazionali.
