Straordinario Van Aert, la Parigi-Roubaix è sua. Wout sul traguardo piange di gioia, il sogno inseguito per una vita si è compiuto: ha trionfato nella regina delle classiche. Dopo la Milano-Sanremo estiva, quella del 2020, è il secondo Monumento per il fiammingo. Forse troppo poco per un corridore del suo livello.
Cinque pedalate lo hanno portato alla gloria. Ultima curva nel velodromo più famoso al mondo. Testa a testa con Pogacar che è davanti. Van Aert lascia pochissimo spazio allo sloveno in maglia iridata. Wout si alza sui pedali e si apre leggermente sulla destra, lo affianca e s’invola. È il colpo vincente al termine di una corsa perfetta, la migliore della sua carriera. Pogacar per stavolta non potrà aggiornare il suo formidabile palmares. Attorno a lui, sull’erba all’interno dell’ovale in cemento, il suo staff è smarrito.
Ma la corsa, nella parte centrale, è stata caratterizzata da una serie incredibile di colpi di scena, grossolani errori e forature. Già le forature: i costruttori di pneumatici, i grandi tecnici e gli esperti delle pressioni di gonfiaggio, gli ingegneri degli ultimi ritrovati avranno modo di ripensare a quello che è successo oggi. Con il marketing non si vincono le corse, però si possono perdere.
Nel settore di pavè 22, a 120 km dal traguardo, Pogacar buca ed è costretto al cambio bici. È il caos totale. La vettura dell’assistenza neutra si ferma addirittura sulla sinistra. L’auto medica che gli è subito dietro si accosta a destra. Si crea un imbuto bestiale. Paradossalmente sarebbe stato meglio che pure l’auto del medico “copiasse” l’errore in modo da lasciare un varco sulla destra. La seconda parte del gruppo resta bloccata, qualcuno bici in spalla si dedica al ciclocross. Pogacar perde una cinquantina di secondi rispetto ai migliori e riparte con una bici neutra. Bjerg e Politt, suoi compagni nella Uae, ritardano 9 chilometri prima di capire che devono fermarsi ad aspettare il capitano. Loro sono giganti e non avrebbero potuto passare la bici a Pogacar ma aiutarlo a rientrare, per quanto già molto stanchi, quello si. E Morgado, solo 3-4 centimetri più alto di Tadej, perché non gli ha dato la bici. In Uae sono nel panico, Pogacar non può proseguire con quella bici, ha bisogno della sua. Così l’ammiraglia entra sparata nel gruppo creando un pericolo enorme per i corridori. Ok lo spettacolo e l’interesse di avere il campione del mondo protagonista ma perché la giuria ha dato all’ammiraglia la possibilità di quella manovra? Inspiegabile. Bastava un niente e sarebbe stato uno strike.
In testa provano a spingere ma non affondano i colpi, Van der Poel accelera nel settore 20, a 103 km dal traguardo. Ma dopo altri 5 km Pogacar rientra pilotato da Vermeersch e passa in testa al gruppo. Un’azione simile a quella sulla Cipressa, alla Sanremo.
Il settore successivo è quello della Foresta di Arenberg, il punto più duro e più atteso della corsa. Sono 2.300 metri tremendi, di un pavè bastardo. Van Aert è davanti, VdP – vincitore delle ultime tre edizioni – gli sta incollato ma buca la ruota anteriore. Philipsen il suo compagno di squadra si ferma e gli passa la bici. C’è solo un “piccolo” problema, i pedali non sono gli stessi. Van der Poel prova ad attaccarsi lo stesso, tenta di dare quattro pedalate sgangherate ma non va. Le sue tacchette evidentemente non sono compatibili con quelle del compagno. Team milionario con errori da club cicloturistico. Fatto sta che a quel punto si ferma un altro gregario di Vdp, Del Grosso, i due svitano i perni e si scambiano le ruote anteriori. L’olandese riparte e buca anche la ruota posteriore. Risultato? Vdp esce dalla Foresta, volata dai migliori in 3’10” ovvero a oltre 43,5 di media, staccato di 2’10”. Ciao Ninetta. Corsa finita per lui nonostante un inseguimento spasmodico.
A 72 km dalla conclusione Pogacar ricambia bici (ancora per foratura), subito dopo buca anche Van Aert che rientra sul gruppetto di testa ai -60. Pogacar attacca ai -53 e si porta con sé il belga. Sulle pietre di Mons-en-Pevelé, dove Gimondi sessant’anni fa sferrò l’azione decisiva che lo portò al trionfo, l’iridato accelera altre due volte. Van Aert non molla un metro.
VdP si avvicina, ma non rientra. La vittoria se la giocano i due davanti. Wout è scaltro, rifiuta un paio di cambi, poi quando va davanti sembra rallentare. Pogacar carica e il fiammingo gli fa persino la mezza ruota. Wout sente l’odore del trionfo, quello di una vittoria leggendaria. Un profumo che spazza via le paure delle ultime stagioni, dove è stato un fenomenale perdente, e gli toglie la polvere dalla sua classe cristallina. Van Aert ormai ha in testa solo il velodromo e sa che non può sbagliare quell’ultima curva.
E Ganna? Sempre abbastanza dietro nella prima metà gara, staccato nella Foresta. A 84 km da Roubaix però Pippo è bravo a rientrare. Neanche il tempo di rifiatare che buca dietro. Viene ripreso dal gruppo VdP, ma ai -50 fora nuovamente la gomma posteriore. Pippo prova a non arrendersi, pedala lo stesso ma una curva a destra gli è fatale, cade. La sua squadra, la Ineos, dopo il successo nell’Attraverso le Fiandre il 1° aprile, non gli aveva fatto correre il Fiandre per preservarlo per oggi. Stupidata. Il primo corridore oggi al traguardo che non ha corso la Ronde è il belga Meeus: 17°. Gli scienziati del team inglese evidentemente hanno sbagliato i calcoli. Gli uomini che hanno portato i “marginal gains”, quelli che hanno predicato iil nuovo ciclismo, ora sbagliano le tabelline.
