Parigi-Roubaix, «l’Inferno del Nord». La vittoria di Van Aert ai raggi X

Parigi-Roubaix analisi corsa

LONATE POZZOLO – La Parigi-Roubaix 2026 ha confermato ancora una volta la sua natura spietata, tra polvere, cadute e continui ribaltamenti. A fare la differenza non è stata solo la condizione, ma la capacità di interpretare i settori chiave, da Arenberg al Carrefour de l’Arbre. Per Wout Van Aert, la consacrazione: il belga troppe volte aveva chiuso secondo in carriera e invece nel velodromo più famoso al mondo si è preso la rivincita battendo in volata Tadej Pogacar al termine di un duello che rimarrà nella leggenda.

Il commento alla corsa 

Il giornalista Claudio Ghisalberti, tra le firme più autorevoli del ciclismo italiano, e Fabrizio Iseni,“grande amico del ciclismo” e promotore di eventi sportivi e benefici, negli studi di Malpensa24 Tv (Canale 410 del digitale terrestre) analizzano la corsa che ieri ha incollato davanti al televisore milioni di appassionati.
Il tema centrale è stato quello della selezione: il gruppo si è progressivamente sgretolato sotto il peso del pavé e degli attacchi, premiando i corridori più resistenti e tecnicamente solidi. Decisiva anche la gestione tattica, con squadre più organizzate capaci di controllare i momenti cruciali e altre costrette a inseguire. Non sono mancati gli episodi: forature, cadute e problemi meccanici hanno inciso sull’esito finale, confermando come la Roubaix resti una corsa in cui il fattore fortuna ha un peso rilevante. Sul piano tecnico, si rafforza il ruolo dei dettagli che nei tratti chiave si rivelano sempre più determinanti. Ma, ancora una volta, è stata la forza dell’uomo a prevalere sull’Inferno del Nord. 

Roubaix, tutti in piedi (e felici) per Wout Van Aert

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