NOVARA – La rottura politica a destra nel Comune di Novara si trasforma in una battaglia di smentite e accuse personali, con i consiglieri di Alleanza Novarese che respingono con forza le tesi del loro ex partito.
Il capogruppo Michele Ragno e il collega Maurizio Nieli hanno deciso di rispondere punto su punto a quelle che definiscono falsità diffuse da Fratelli d’Italia, e negano decisamente la narrazione di una scissione dettata da interessi economici o bramosia di poltrone.
La difesa di Michele Ragno sulla presidenza di Novara Sviluppo
Michele Ragno interviene direttamente sulla questione del presunto doppio incarico, definendo del tutto infondate le voci che lo vedrebbero aver percepito contemporaneamente i gettoni da consigliere e i compensi da presidente della Fondazione Novara Sviluppo.
La sua difesa si poggia su un dato cronologico: le dimissioni dalla presidenza della Fondazione sono state rassegnate, a causa dell’incompatibilità, prima della convalida dell’elezione in Consiglio, rendendo dunque impossibile la sovrapposizione dei ruoli o dei guadagni.
Maurizio Nieli e il paradosso degli incarichi gratuiti
Anche Maurizio Nieli respinge le accuse di aver cercato vantaggi personali, soffermandosi in particolare sulla natura degli incarichi citati dai vertici di FdI.
Nieli chiarisce di non aver mai richiesto il ruolo in Provincia di cui è stato oggetto di critica e sottolinea un dettaglio fondamentale: l’incarico in questione non prevede alcuno stipendio né gettone di presenza. Definire “poltrona” una posizione che richiede spirito di servizio a titolo gratuito è, per il consigliere, una distorsione della realtà volta a colpire la sua dignità personale e politica.
Un divorzio politico basato sul metodo e non sul denaro
In conclusione, la linea difensiva dei consiglieri di Alleanza Novarese mira a riportare il confronto sul piano della politica. Sia Ragno che Nieli ribadiscono che l’abbandono di Fratelli d’Italia non è figlio di calcoli economici, ma di un profondo disaccordo sulla gestione locale e sul metodo di lavoro del partito.
Lo strappo è dunque la conseguenza di una visione politica divergente, ormai insanabile rispetto ai vertici territoriali del movimento di Giorgia Meloni.
