Pro Patria, ancora retrocessa: una stagione vergognosa. Di chi è la colpa?

BUSTO ARSIZIO – Fine della corsa, fine dell’agonia, fine di un ciclo probabilmente già finito l’anno scorso!
La retrocessione della Pro Patria – la seconda consecutiva, la terza nell’ultimo decennio – è il risultato di un autentico fallimento sportivo, certificato dai numeri: 23 punti in 37 giornate, 22 sconfitte, 68 gol subiti (peggior difesa dell’intera serie C) e da ultimo – non certo per importanza – 319 spettatori (record negativo storico): il tutto, udite udite, con un budget notevolmente superiore rispetto alle passate gestioni, in cui far giocare i giovani era necessario per far quadrare i conti e rendere il prodotto “sostenibile”.

Errare humanum est, perseverare…

Perché si può anche sbagliare la scelta di un allenatore, alias l’emergente Greco (che per la cronaca andava esonerato dopo lo 0-3 casalingo in 44 minuti con l’AlbinoLeffe), ma non si può e non si deve soprattutto sbagliare il sostituto: aver preferito un esordiente come Bolzoni ad un allenatore navigato, quando la gravità della situazione era chiara a tutti (ma evidentemente non a tutti…), è stata una scommessa azzardata e persa malamente.
E non avvicendare Bolzoni, dopo un avvio shock con sette sconfitte consecutive (fra cui uno 0-4 casalingo con la Giana che avrebbe dovuto imporre un nuovo cambio in panchina), è stato come alzare anticipatamente bandiera bianca, accettando la resa, incondizionata.

Mea culpa Turotti: le domande senza risposta

Turotti, nella sua conferenza di commiato, ci ha messo ovviamente la faccia, rivendicando però di non essere l’unico a doverlo fare. Ma allo stesso tempo ha ringraziato la società nelle figure di Patrizia Testa e di Luca Bassi, in una sorta di cortocircuito in cui si è faticato a capire i reali colpevoli di questa retrocessione. Sappiamo che commentare a caldo non è mai facile, ma – al netto dell’immutata stima per la persona – la morale poteva essere risparmiata, anche perchè le domande restano inevitabili e doverose:

Chi ha avuto carta bianca nell’allestimento di una squadra etichettata dallo stesso Turotti come “presuntuosa”?
Chi ha scelto quei giocatori, poi definiti “con la personalità di criceti”?
Chi ha potuto usufruire di un budget ben superiore al passato, anche per intervenire a gennaio sul mercato?
Chi ha deciso di puntare prima su un allenatore e poi sul suo sostituto, lasciando invece intatti altri ruoli dello staff tecnico e atletico?
Chi ha preferito Bolzoni ad un allenatore esperto o eventualmente anche a una soluzione altrettanto economica ma più rodata come Sala?
Chi ha confermato Rovida lasciando invece partire Piran, un giocatore che – insieme a Ferri – avrebbe potuto garantire quel senso di appartenenza alla maglia che invece è totalmente mancato?
Chi ha costruito una rosa con calciatori sul viale del tramonto o reduci da infortuni importanti come Schiavone, Masi, Giudici, Mora ecc?
E ancora chi ha messo insieme una difesa colabrodo non all’altezza della categoria, preferendo un attaccante in più come Ganz ad un centrale?

E la società? Assente

Intendiamoci: la società – più attenta a relegare i giornalisti scomodi, a bannare i tifosi, a bloccare i commenti sui propri canali social o a pensare all’orto del povero Giuseppe – ha responsabilità evidenti: su tutte quella di non aver ingaggiato un direttore generale (anche semplicemente per avere un contraddittorio) e quella di aver avvelenato l’ambiente, deteriorando ogni rapporto con l’esterno, in parte per colpa di una comunicazione non all’altezza, anche nel fare proclami (di serie B) divenuti poi dei veri e propri boomerang (serie D girone B).
Ma l’assenza totale della società (rappresentanti del 49% come del 51%) nella trasferta chiave di Crema – e su questo non possiamo dar torto a Turotti – è stato probabilmente il segnale più grave e inequivocabile di quello che stava accadendo: in campo e fuori.

Perchè?

E allora il punto non è più soltanto capire dove si è sbagliato, ma perché si sia continuato a farlo. Perché gli errori, nel calcio soprattutto, sono inevitabili; l’ostinazione nel negarli, ripensando anche a quanto accaduto l’anno prima con Colombo, è stato un peccato di presunzione. E questa miopia ha presentato inevitabilmente (e meritatamente) il conto, peraltro salatissimo: una squadra senza anima, una piazza svuotata e una categoria persa senza nemmeno la sensazione di aver lottato davvero per salvarla. Il tutto in una città che, anche politicamente, si è confermata il solito paesotto.

Pro Patria-Arzignano: 2-3. Ecco il D-day: è retrocessione. Turotti al the end

Turotti retrocessa Pro Patria – MALPENSA 24
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