Caso escort, ai party 70 giocatori di Serie A. Una delle ragazze: «sono incinta»

MILANO – Oltre 450mila euro versati direttamente da calciatori professionisti, tramite bonifici e carte prepagate, a una presunta organizzazione dedita al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. È quanto emerge dall’ordinanza firmata dal gip di Milano Chiara Valori, che ha portato a quattro arresti domiciliari e a un sequestro preventivo superiore a 1,2 milioni di euro, ritenuti profitto illecito. 

La regia del sistema

Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Milano, ci sarebbero Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, indicati come promotori e registi del sistema. Coppia nella vita e negli affari, secondo l’accusa impartivano direttive agli altri due indagati, Alessio Salamone e Luan Amilton Fraga Luz, incaricati di gestire i rapporti con clienti facoltosi, tra cui numerosi sportivi di alto livello. Un’ulteriore figura avrebbe invece coordinato direttamente le escort, alle quali veniva garantito anche un alloggio a Cinisello Balsamo.

Alle ragazze andava il 50%

Le indagini descrivono un meccanismo strutturato, con caratteristiche quasi aziendali: i pagamenti venivano effettuati dai clienti all’organizzazione, che poi provvedeva a retribuire le ragazze in contanti. Dalle intercettazioni emerge come le escort non fossero pagate direttamente dai clienti, ma ricevessero compensi stabiliti dagli organizzatori, spesso solo una parte delle somme incassate. In alcuni casi, i guadagni per le giovani si aggiravano tra i 70 e i 100 euro a serata, con eventuali maggiorazioni legate alla spesa dei clienti, mentre la quota trattenuta dall’organizzazione arrivava almeno al 50%.

Tra Milano e Mykonos

Il sistema prevedeva l’organizzazione di eventi esclusivi tra Milano e l’isola greca di Mykonos, con serate in locali di lusso e incontri riservati. A fare da tramite tra domanda e offerta sarebbero stati pr e intermediari collegati all’agenzia con sede a Cinisello Balsamo, formalmente attiva nell’organizzazione di eventi. Le feste, pubblicizzate sui social come appuntamenti mondani, coinvolgevano un centinaio di ragazze-immagine, incaricate di intrattenere gli ospiti tra piste da ballo e privé. Per chi lo desiderava, la serata poteva proseguire con prestazioni sessuali a pagamento.

Serie A e Formula 1

Secondo gli inquirenti, tra i clienti figurerebbero una cinquantina di calciatori di Serie A tra Inter, Milan, Juventus, Sassuaolo, Toro e Verona — i cui nomi non compaiono nell’ordinanza — oltre a imprenditori e altri professionisti. In alcune conversazioni intercettate compaiono riferimenti anche a sportivi di altre discipline e perfino a un pilota di Formula 1. Per garantire la massima riservatezza, l’organizzazione avrebbe messo a disposizione appartamenti privati, evitando così il rischio di esposizione in hotel.

Serate anche durante il lockdown

A far scattare le indagini è stata, nell’estate 2024, la denuncia di una giovane straniera. La donna ha raccontato di aver vissuto nell’appartamento di Cinisello Balsamo, dove — secondo la sua testimonianza — venivano organizzati eventi quasi quotidiani, anche durante i periodi di lockdown, con la presenza di escort. Le ragazze, spesso obbligate a pagare l’affitto, sarebbero state spinte ad avere rapporti sessuali a pagamento con i clienti selezionati, mentre gran parte dei compensi veniva trattenuta dai gestori.

La droga della risata

Nel corso dell’inchiesta è emerso anche l’uso, da parte di alcuni clienti, di protossido d’azoto, il cosiddetto “gas esilarante”: una sostanza dagli effetti euforizzanti che, secondo gli investigatori, non risulta rilevabile nei controlli antidoping.

La Guardia di Finanza ha eseguito le misure cautelari, effettuato perquisizioni e disposto il sequestro dei beni. Oltre allo sfruttamento della prostituzione, agli indagati vengono contestati anche reati come autoriciclaggio e, in alcune ipotesi, traffico di sostanze stupefacenti. Secondo la Procura, i proventi dell’attività illecita rappresenterebbero la quasi totalità degli introiti degli indagati, a fronte di dichiarazioni fiscali ritenute incompatibili con il tenore di vita e i flussi di denaro ricostruiti dagli investigatori.

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