di Andrea Minchella
VISTO
MICHAEL, di Antoine Fuqua (Stati Uniti- Regno Unito 2026, 127 min.).
Prima di cominciare devo dichiarare la mia totale e ossessiva passione per Michael Jackson. Sono stato fanatico non solo della sua musica, ma anche di tutta la sua vita i cui svariati dettagli lo hanno reso, insieme alla potentissima produzione artistica, un’icona mondiale e senza tempo dell’intrattenimento moderno. Questa mia precisazione è necessaria perché, per quanto mi possa impegnare, il mio giudizio potrebbe non essere privo di una contaminazione soggettiva dovuta alla mia giovane militanza nella folta e universale folla di fanatici devota al Re del Pop.
“Michael” è un film riuscito. E questo non era scontato. Raccontare un personaggio complesso, tridimensionale e iconico come è stato Michael Jackson non è un’operazione facile. Maneggiare tutto il materiale che esiste sul Re del Pop per realizzare un viaggio inedito nella sua esistenza avrebbe potuto creare non pochi problemi a chi si prendeva la responsabilità di supervisionare la realizzazione di questo viaggio. Ma Antoine Fuqua è uno che ci sa fare con la macchina da presa e con tutti gli strumenti che servono per dare vita ad una pellicola fluida e suggestiva. L’obiettivo del regista di “Training Day”, sin dall’inizio del progetto, era di raccontare la vita artistica e privata del cantante completamente amalgamate alla musica che Jackson ha creato. Il film è un film musicale e per questo riesce a centrare l’obiettivo senza scontentare le masse oceaniche che si sono riversate e si riverseranno nei cinema per assistere al tanto aspettato film su Michael Jackson.
Se la sceneggiatura risulta debole, tutto il resto del progetto rinvigorisce grazie alla massiva presenza di canzoni che sono diventate ormai leggendarie le cui note almeno una volta nella vita chiunque le ha ascoltate. “Michael” si poggia sulla narrazione della crescita artistica di Michael Jackson e sulla posizione ingombrante del padre Joe e dei fratelli con i quali tutto incomincia. Non si scende mai in profondità ma Fuqua decide sapientemente di attraversare in superficie le tappe importanti della vita del cantante. Il resto lo fa, appunto, la musica che a distanza di decenni ha ancora il potere di trasformare il racconto in un trascinante resoconto della nascita e della crescita di un vero mito. Un rivoluzionario. Un artista metodico ed ossessionato da ogni dettaglio. Ossessionato dal suo aspetto fisico e dalla volontà di emanciparsi da quella famiglia che gli ha dato tanto ma che troppo chiedeva in cambio. Questo era Michael Jackson.
“Michael” è opportunamente creato come un viaggio volutamente leggero dell’anima complessa ed enigmatica dell’uomo che ha rivoluzionato i canoni dello “show business” moderno. Il cuore dello spettatore viene toccato in continuazione dalle canzoni che scandiscono una carriera troppo lunga da raccontare che avrebbe probabilmente bisogno di un secondo capitolo se non addirittura di un terzo.
La musica e il ballo sono i cardini centrali su cui si poggia quest’opera ambiziosa che restituisce ai fans ciò che volevano e si aspettavano di vedere. Tutte le ombre che hanno caratterizzato la seconda parte della vita artistica del cantante sono state spazzate via a causa di un accordo che Jackson aveva fatto nel 1993 con il primo ragazzo, Jordan Chandler, che mosse contro di lui accuse infamanti di abusi. Proprio quel contratto milionario, che molti vedono come il primo grande errore che Jackson fece in relazione ai problemi che gli stavano per cadere addosso, conteneva una clausola che vietava “per sempre” il riferimento a Chandler e alla sua vicenda. Forse proprio questo aspetto ha salvato un progetto che avrebbe sicuramente incontrato diverse problematiche a contenere nello stesso spazio drammaturgico la carriera artistica e le ombre giudiziarie con il rischio che potessero contaminarsi fra di loro. Meglio così.
Questo film, dunque, va guardato, va ascoltato, va ballato, va pianto e va sentito fino all’ultimo battito di un cuore che, a distanza di quasi vent’anni, batte ancora riuscendo a scaldare le anime di milioni di persone sparse per tutto il mondo. Aspettando il secondo capitolo…
***
RIVISTO
MOONWALKER, di Kramer- Chilvers- Blasfield (Stati Uniti 1988, 93 min.).
Il primo vero film musicale moderno. Jackson racconta e si racconta in un caotico e poetico “patchwork” che restituisce ai milioni di fans un inedito e suggestivo viaggio nelle mille sfaccettature, artistiche e personali, del più grande cantante pop di tutti i tempi. Non ancora “sporcato” dai guai giudiziari (che arriveranno nei primi anni novanta) “Moonwalker” è un resoconto autoreferenziale, certo, ma pieno di aspetti intimi che aiutano meglio a codificare la gigantesca e universale produzione musicale del Re del Pop.
