Meloni, la ragion di Governo e la ragion di Stato

quirinale minetti grazia
Nicole Minetti al centro del clamoroso caso politico/istituzionale

di Massimo Lodi

C’è un risvolto che non è un risvolto, nella Minetti-story. È il primo piano. Primissimo. La copertina della vicenda. È l’affidabilità del Paese, delle sue istituzioni, di quella numero uno. L’istituzione più amata, resa tale da chi ne interpreta ruolo e spirito: la presidenza della Repubblica. Nello specifico, il presidente della Repubblica. Questo presidente della Repubblica.

Sergio Mattarella gode d’una familiarità di sentimento estranea a qualunque altra figura rappresentativa. Riassume in sé i valori apprezzati da concittadini d’ogni età, classe sociale, professione, credo ideologico eccetera. Sono i valori che, almeno di quando in quando, ci rendono fieri d’essere uniti, liberi, rispettosi, ligi a un concetto di patria inteso come il miglior lascito storico, la miglior sinergia fra diseguali, il miglior riassunto del nazionalismo virtuoso. Nazionalismo e cioè orgoglio d’appartenenza a un luogo antico, fisico, morale. Un luogo giusto. Il luogo giusto. Perfino spirituale, a esagerare, ma forse non troppo.

Il depositario d’un tale tesoro, se dimostratosi degno, va difeso sempre. Siccome l’odierno inquilino del Quirinale è degnissimo, ne van prese le parti al prezzo eventuale di sacrificare poco-tanto la propria. Nel caso della grazia concessa -e ora passibile d’esser riveduta/annullata- all’ex igienista dentale di Berlusconi, il capo del Governo italiano ha l’obbligo de facto di dichiararsi solidale-total con chi è a capo dell’Italia. Mattarella s’è detto favorevole alla grazia perché sicuro che la documentazione inviatagli dal ministro della Giustizia, sulla base di riscontri della magistratura milanese incaricata di svolgere accertamenti “perimetrati”, risultasse ineccepibile. Accortosi dopo un’inchiesta giornalistica che così poteva non essere, ha preteso chiarimenti dal Guardasigilli. Ricevutili, deciderà se confermare o no il provvedimento, assunto in accoglienza di motivazioni umanitarie.

Perciò la presidente del Consiglio, oltre che difendere pubblicamente Nordio, farebbe bene a idem-difendere pubblicamente Mattarella. La ragion di Stato deve prevalere, cosa dite?, sulla ragion di Governo. Ne va, del resto, d’un concetto carissimo al melonismo: stabilità. Che stabilità sarebbe il mostrarsi divisi in una circostanza che pretende l’opposto? Qui, poi, si tratta e si parla di stabilità costituzionale, la più importante di tutte le stabilità, e che urge tutelare tramite responsabile postura. Ove responsabile postura è il riconoscimento d’un superiore interesse sovrano (sovranismo materiale?) in occasioni anche di possibile incomodo politico. Chigi dimostrerebbe un alto senso della missione al servizio del popolo, smentendo i critici che gli muovono l’accusa di servirsene, del popolo. Accusa certo gratuita e ingenerosa: il momento appare propizio a denunciarne l’infondatezza.

quirinale minetti grazia – MALPENSA24

 

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