BUSTO ARSIZIO – Il progetto vincitore è stato quello del prestigioso studio londinese Zaha Hadid Architects, ma ci sono nomi da urlo anche dietro agli altri quattro progetti finalisti del concorso di idee per il nuovo ospedale di Busto-Gallarate. Da Mario Cucinella, allievo di Renzo Piano, a studi norvegesi, spagnoli, danesi e olandesi che si sono associati ad altri professionisti italiani per disegnare il polo sanitario che sorgerà a Beata Giuliana. I progetti sono stati pubblicati sul portale tedesco Competition Online.
L’ospedale lineare

Tutti progetti apparentemente “fantascientifici” ed estremamente ambiziosi, proprio come quello dello studio fondato da Zaha Hadid che verrà messo a terra entro il 2031. Il più originale è probabilmente quello che si è aggiudicato il secondo premio (ex aequo): un edificio interamente lineare, sviluppato su 5 piani fuori terra e tre sotterranei su un unico asse orizzontale lungo viale Stelvio, con l’ingresso all’altezza della Cascina dei Poveri – da recuperare – e tanto verde. A firmarlo è lo studio Tecnicaer Engineering di Torino (che in ambito healthcare ha già progettato il nuovo “Gaslini” di Genova e il nuovo ospedale di Ivrea), in associazione tra gli altri con lo studio internazionale OMA di Rotterdam. Curiosamente l’idea progettuale prende le mosse da una scritta letta su un muro di Beata Giuliana: «Contro il disboscamento: no all’ospedale unico, per la salute collettiva».
La struttura “molecolare”

Si è piazzata al secondo posto (ex aequo) anche la proposta firmata dallo studio Mario Cucinella Architects di Bologna – che ha già progettato il nuovo ospedale di Cremona ma anche altri interventi di pregio come la “Grande Brera” di Palazzo Citterio a Milano e il padiglione Italia dell’Expo di Osaka – in associazione tra gli altri con Moma Studio di Firenze, specializzato in architettura sanitaria. In questo caso il nuovo ospedale è immaginato come una geometria di curve che si affacciano su corti circolari (tra cui una con al centro la Cascina dei Poveri ristrutturata) e si connettono in nodi triangolari ricordando una struttura molecolare o neurale.
L’astronave e il “pettine”

Al quarto posto c’è il progetto dello studio Pinearq di Barcellona – premio di architettura Big See 2025 per il progetto dell’ospedale di Monopoli-Fasano – firmato insieme allo studio Wip Architetti di San Donato Milanese, allo studio ingegneristico Aicom Spa di Roma e al danese Bjarke Ingels Group: quasi una “astronave” con un corpo centrale circolare – sormontato da un tetto fotovoltaico – da cui si diramano cinque bracci caratterizzati da linee sinuose che creano ampi terrazzi pensili.

Infine, al quinto posto del concorso si piazza il progetto dello studio romano Valle 3.0 (che ha firmato i progetti degli ospedali di Macerata e Cittadella) in associazione con i norvegesi di Snøhetta (autori di progetti di respiro internazionale come il restauro della Biblioteca di Alessandria d’Egitto): una struttura a pettine, con sei volumi che si ergono su un’imponente base porticata e una grande piazza che si affaccia su viale Stelvio.
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