Busto, tra Maffioli e Verga vince la politica concreta. Il nemico? «L’indifferenza»

BUSTO ARSIZIO – «Meno ideologia, più concretezza». E anche: «Scontro? No, sfida». Vince il fair play, e la politica che “vola alto” e guarda al bene comune, tra Manuela Maffioli e Valentina Verga, protagoniste in parrocchia a Sant’Edoardo dell’incontro sul tema “Fare politica da credenti è possibile“. E il senso del confronto, anche a partire da una domanda sui “difetti” degli schieramenti politici emersa tra il pubblico, lo sintetizza il parroco don Antonio Corvi, invitando a passare «dal male minore al bene comune possibile» quando si fa politica e quando si esercita il proprio diritto di voto.

Il confronto

Dietro alla cattedra della sala “Spazio amico” di viale Alfieri, a portare la loro testimonianza di fronte a una settantina di persone, ci sono Manuela Maffioli, deputato della Lega e assessore alla cultura, e Valentina Verga, consigliere comunale del Pd e già vicepresidente della Provincia. Ma soprattutto due parrocchiane di Sant’Edoardo – lo ricorda il moderatore Gianfranco Pellegrino – impegnate in politica. E un domani, chissà, due sfidanti per la successione del sindaco Emanuele Antonelli alle elezioni amministrative in programma tra un anno, nella primavera del 2027. Ma non era un punto all’ordine del giorno, nella serata del laboratorio socio-politico “Si può vivere insieme la fede?” della parrocchia di Sant’Edoardo e Santa Croce.

La partecipazione

Domanda a cui Manuela Maffioli risponde convintamente «sì. In particolare da amministratori locali, si possono riconoscere e percepire meglio i bisogni». E per Valentina Verga è proprio nel locale che si trova «una politica non ideologica ma concreta». Quello che manca sempre di più è la partecipazione: «Oggi l’indifferenza è il vero dramma, anche sulle cose che ci toccano più da vicino – fa notare Verga – ci sono le elezioni tra un anno, spero ci sia voglia di mettersi in gioco partendo da quello che puoi fare per la tua città. E dal voto, un diritto che molti non esercitano, ma non è vero che non cambia niente». Un altro esempio sono i «consigli comunali seguiti da pochissime persone, è una tristezza perché è lì che si prendo le decisioni per tutti. Mi sconforta. Poi però ci sono anche tanti giovani che non seguono i consigli ma si interessano».

La concretezza

Quando si parla di valori e di bene comune le distanze politiche si assottigliano. Come dice Maffioli, «si smussano, ed è più semplice a livello locale perché siamo chiamati a rispondere a bisogni più quotidiani e concreti». E ad un certo punto, quando dal pubblico arrivano a sottolineare le presunte «incoerenze» nell’uno e nell’altro schieramento rispetto i dettami della dottrina sociale della Chiesa e ad invocare «una lista civica volta al bene comune e svincolata dalle scelte di partito dall’alto», le due protagoniste non si espongono. «Il partito perfettamente aderente alle proprie convinzioni personali non esiste – sostiene Mattioli – il compromesso del politico a volte è con sé stessi. Ma o non scelgo o scendo in campo. Posso provare con il civismo ma salendo di livello di governo è più complicato». E Verga aggiunge: «Si sta nel partito con idee più affini, ma su qualcosa si può non essere d’accordo. La politica è sempre mediazione». In questa serata la politica è stata terreno comune più che scontro, tra un anno rivedremo Maffioli e Verga su due diverse barricate?

Busto, Maffioli-Verga a confronto sulla fede a Sant’Edoardo: prove di sfida 2027?

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