di Gian Franco Bottini
Quella “manciata di secondi” di pubblicità che inframmezzano, brevemente ma fastidiosamente, le trasmissioni televisive, valgono tanto oro per qualunque rete si tratti e non ci vuol molto a comprendere che ognuno di quei secondi ha un diverso valore economico (leggi prezzo) a seconda dell’audience raggiunta dal programma nel quale viene inserito. Le serie televisive di successo furono i primi treni a trasportare (ad Arcore se ricordiamo bene) vagoni di euro ma evidentemente la concorrenza spinse ad alzare la qualità delle serie (per accrescere la loro audience) e degli stessi inserti pubblicitari (per renderli meno fastidiosi e più appetibili).
Oggi per la verità la qualità di ambedue è notevolmente aumentata ma con loro i costi di produzione che in una maniera o nell’altra ricadono poi sui consumatori dei prodotti suggeriti. Ma dove scovare gratuitamente storie nelle quali si può trovare, o presumere di trovare, tutto quanto pare interessare molto i telespettatori (violenza, liti familiari, sesso, “giallo” indecifrabile, oscuri misteri ,tradimenti, ingerenze politiche etc) se non nella cronaca, che di questi tempi ci offre quotidianamente storie da lasciare allibiti?
Così ogni rete che conta iniziò tempo fa ad interessarsi approfonditamente dei fatti più scellerati, purchè misteriosi, che la cronaca offriva, dedicando bravi giornalisti che via via si sono specializzati nel dare una informazione non fine a se stessa ma con le caratteristiche di capitolo di una storia che crei le aspettative per una puntata successiva.
Aspettative a volte nascenti da un serio lavoro di indagine giornalistica ma a volte frutto di fantasia, seppur fornite di una certa credibilità. Altre volte purtroppo con le fuorvianti caratteristiche dello scoop ad uso della casalinga di Voghera. A quanto pare l’operazione sta riuscendo, basti pensare al fenomeno “Garlasco”. Un serial “dal vivo”, a basso costo di produzione dove la scenografia è fornita dalla natura, gli attori vengono per lo più ripagati con la loro propria presenza sul video, la storia nasce da se giorno dopo giorno, l’audience è assicurato .
Non vorremmo che queste nostre riflessioni suonassero come una critiche essendo, a quanto ci risulta, tutto nel lecito di una normale operazione imprenditoriale, che segue le regole commerciali ma con qualche riserva, da parte nostra, su quelle etiche. Qualche interrogativo e qualche dubbio ci sembrano comunque leciti, soprattutto in momenti nei quali la “giustizia “ nazionale è regolarmente sotto la lente di ingrandimento; dopo un referendum più politicizzato che mai, un Ministro più volte invitato a tornare al suo domicilio e persino con un Presidente della Repubblica, fino ad ora rispettatissimo, rimasto impastoiato in questioni che attenderebbero un suo chiarimento. (caso Minetti)
Ci si potrebbe chiedere se il fatto che per mesi si trascinino ripetutamente sugli schermi immagini, registrazioni, racconti, fatti personali, presunti scoop di persone a “vario titolo” vicino ai fatti narrati, non dimostri una poco accettabile sensibilità rispetto soprattutto alle famiglie coinvolte, soprattutto a quelle delle vittime, che stanno sempre al centro delle vicende narrate.
Abbiamo parlato di vario titolo non per caso, ma meglio sarebbe stato definirlo ”variabile”, perché nello sviluppo del ”serial” una persona rischia di veder cambiata la sua percezione da parte dei telespettatori (l’opinione pubblica) passando da testimone a possibile indagato, da conoscente dei fatti a testimone, da testimone ad indagato e così via. Il tutto in virtù di quale sia stato l’apporto degli ospiti intervenuti precedentemente nelle varie puntate. Ospiti il cui ruolo, credibilità e quindi obbiettività non sempre sono chiari.
La presenza contemporanea, anzi spesso volutamente conflittuale, di avvocati difensori, di consulenti di parte, di ex indagatori, di giornalisti chiaramente schierati, porta spesso a creare un clima da derby calcistico tale da farci porre la domanda se la giustizia viene ancora applicata nelle intimorenti aule dei vecchi Tribunali o in questo nuovo che viene oramai definito “tribunale mediatico”. Questo dubbio, che non è solo nostro ma di tutta la cosi detta opinione pubblica non aiuta certo il clima già precario che aleggia sulla nostra giustizia.
Certo è che il business sarà in crescita visto che la cronaca offre quotidianamente spunti per nuovi “serial dal vivo” e se volete una previsione ve la forniamo forniamo gratuitamente. Fra i prossimi serial primeggerà “Arbitropoli”. Una storia che ha tutte le caratteristiche per un un grande successo e per la quale il clima da derby, al quale prima accennavamo ,sarà il più consono.
bottini tribunali mediatici – MALPENSA24
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