Vecchi ospedali, avviso per Busto e Gallarate

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Quali futuro per il Circolo di Busto Arsizio e il Sant'Atonio Abate di Gallarate?

Emanuele Monti, uno dei consiglieri regionali più attivi del territorio (è dappertutto), pone l’accento sull’impegno amministrativo di maggior rilievo di Busto Arsizio e Gallarate: la riconversione dei due ospedali una volta che sarà in funzione la nuova struttura sanitaria ora in progettazione. Monti ne parla durante l’inaugurazione di una Pet-Tac per la Medicina Nucleare bustocca, sollecitando indirettamente le istituzioni locali ad occuparsi con maggior impegno del problema. All’evento inaugurale è presente il sindaco Emanuele Antonelli, a cui è diretto il messaggio. Che arriva dritto dritto anche al primo cittadino di Gallarate, Andrea Cassani.

Per la verità, i due sindaci con i loro esecutivi non hanno preso sottogamba la questione, di complicata soluzione a cominciare dagli aspetti urbanistici. Hanno avviato i ragionamenti sul futuro utilizzo degli edifici ospedalieri che saranno dismessi e sulla riqualificazione delle due aree centrali per lo sviluppo delle loro città. Ma Antonelli e Cassani, tra un anno dovranno lasciare i loro uffici e passare il testimone a qualcun altro, chiamato subito a prendere in considerazione la faccenda. Sinora sono stati avviati studi preliminari, affidati a Principia, l’ex Arexpo di gestione regionale. Le conclusioni non ancora definiscono interventi risolutivi, danno indicazioni di massima e consegnano la patata bollente ai Comuni.

Le discussioni sono più che altro in mano alla politica, le istituzioni avanzano con circospezione per non impantanarsi in confronti che richiedono soprattutto competenze specifiche, che la politica, giratela come vi pare, non sempre ha: tira l’acqua al proprio mulino e finisce per mettere in campo proposte stravaganti e irrealizzabili. Detto questo, le amministrazioni civiche che prenderanno corpo dopo le elezioni del 2027 avranno l’onere di entrare nel merito di una questione fondamentale, che non può più essere rinviata nel tempo. Vero è che il Grande ospedale della Malpensa, come è stato enfaticamente chiamato il futuro nosocomio, sarà pronto, secondo previsioni sempre esposte a modifiche, tra cinque/sei anni. Un lasso di tempo sufficiente per trovare soluzioni, se si riuscirà a superare i tanti intoppi, spesso inghippi, che minacciano un regolare decorso delle progettazioni: siamo in Italia e si sa come vanno certe situazioni.

L’esempio della vicina Legnano è sotto gli occhi di tutti: un vecchio ospedale abbandonato da una quindicina di anni e avviato al degrado. Pessima immagine di gestione pubblica. Che a Busto e Gallarate non debba andare in questo modo, è il minimo. Serve però un’attenzione che vada oltre al chiacchiericcio della politica, di chi la vuole cotta e di chi la vorrebbe cruda. A macchina progettuale in moto da qualche anno, c’è ancora chi bercia contro la realizzazione del “Grande Ospedale”, schierato per opportunità elettorale con quella parte dell’opinione pubblica che teme, perché male informata, un’involuzione dell’assistenza sanitaria.

Figurarsi che cosa accadrà se non saranno eletti sindaci e giunte capaci di tenere la barra dritta su interventi di enorme importanza, che richiedono una visione e concetti procedurali precisi e chiari. Per questo risulta indispensabile ascoltare in campagna elettorale proposte concrete rispetto alla riconversione dei due vecchi nosocomi, idee di sostanza, attorno alle quali concedere la fiducia elettorale. Ma la sostanza a volte è confusa con le manipolazioni di chi è semplicemente a caccia di voti e, arrivato alla meta, se ne infischia dei programmi. Un aspetto che Emanuele Monti richiama con forza, auspicando un dibattito pre elettorale sui contenuti prima che sui nomi dei possibili candidati. Ma forse non ci crede nemmeno lui: i contenuti hanno bisogno di uomini e donne di contenuto. Oggi dove li troviamo?

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