SAMARATE – «La mia storia insegna che non è mai tutto finito». È il messaggio potente di Nicolò Maja, unico sopravvissuto alla strage di Samarate, ospite di Malpensa24TV con i nonni Giulio e Ines Pivetta, a quattro anni di distanza dalla notte tra il 3 e il 4 maggio 2022, quando il padre Alessandro uccise la moglie Stefania e la figlia sedicenne Giulia, ferendo in modo gravissimo Nicolò nell’abitazione di famiglia a Samarate.
L’INTERVISTA INTEGRALE
Nel corso della trasmissione Dovere di Cronaca, Nicolò e i nonni hanno raccontato il lungo percorso che ha portato il giovane a riprendersi, passo dopo passo. Nicolò è tornato a camminare, persino a volare (diventare pilota era il suo grande sogno) e oggi ha un lavoro e si prepara ad andare a vivere da solo. Sempre sostenuto da questa famiglia straordinaria, oltre ai nonni c’è sempre stato lo zio Mirko al suo fianco che, dal primo istante di questa tragedia, «davanti a un dolore impossibile», ha raccontato nonna Ines, ha combattuto per Nicolò quando lui non poteva farlo, «per garantirgli autonomia, per garantirgli un futuro. Perché avesse una vita». Quella vita che il padre, oggi condannato all’ergastolo in via definitiva, non è riuscito a portargli via.
Una famiglia straordinaria
Quel padre che Nicolò non ha più voluto sentire, «perché io ho sempre mia madre e mia sorella nel cuore», e che ogni quindici giorni scrive ai nonni del ragazzo, «parlando sempre e solo di se stesso», commenta, non senza amarezza, nonna Ines.
Rispetto sempre
Nicolò è anche impegnato nel portare, oltre a un messaggio di speranza e di forza incredibile, anche il suo supporto contro la violenza: «Noi non abbiamo mai avuto avvisaglie, nessuno avrebbe potuto prevedere una cosa del genere. Voglio dire, però, che tutti dobbiamo sempre essere attenti, non solo chi è vittima potenziale di violenza, ma anche tutti coloro che circondano questa persona. Io ce l’ho fatta grazie alla mia famiglia. Il mio messaggio è semplice — ma molto efficace, ci permettiamo di aggiungere —: la base è sempre il rispetto dell’altro. Sempre, non solo quando ci viene ricordato da qualche ricorrenza».
