I Verdi contro l’innalzamento del Lago Maggiore: «Non è una vasca da bagno»

SESTO CALENDE – «Un lago non è esattamente una vasca da bagno, il cui livello può esser alzato o abbassato senza pensare che questo comporti conseguenze dirette ed indirette». Così Europa Verde-Verdi boccia la decisione dell’Autorità di bacino del Po in merito all’innalzamento delle acque del Lago Maggiore: «Prendiamo atto con stupore della decisione di portarle da un valore massimo consentito di 1,25 metri a uno che potrà arrivare a 1,40 metri».

Contro il metodo

«Ben comprendiamo lo scopo dell’operazione», prosegue la nota. E cioè «avere disponibilità di acqua nei periodi in cui scarseggia, soprattutto per le coltivazioni di pianura e del basso pavese». Ma quello che viene contestato è «come è stata condotta questa riflessione, ed il metodo individuato». Di più: «Comprendiamo la soddisfazione dell’Autorità, che si è già espressa indicando che questa soluzione consente di risolvere un problema “senza nuove opere o infrastrutture” e “nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza idraulica e di tutela ambientale“». Ma il punto non è, secondo Europa Verde-Verdi, il risparmio sulla costruzione e messa in opera delle necessarie infrastrutture, «ma il volume di tutti gli impatti derivanti da una scelta del genere». Spiegano: «Non ci è sembrato infatti, dalle notizie di stampa, che si sia proceduto ad un confronto tra i costi delle varie e ipotetiche soluzioni alternative cercando quella che per il complesso ecosistema del lago fosse quella ideale da mettere in atto». E le conseguenze, dicono, «si abbatteranno senz’altro sull’ambiente, con misure e gravità diverse in funzione della zona».

L’impatto sull’ambiente

Ricordano soprattutto gli impatti su habitat «delicati e fragili, sia vegetali che animali, che non possono assorbire un rialzo del livello delle acque senza soffrirne». Ciò che «colpisce», inoltre, è anche la decisione di «non voler consultare l’intero ventaglio di enti coinvolti a vario titolo nella decisone, tra cui sicuramente le organizzazioni politiche che hanno nel loro mandato la tutela del patrimonio ambientale oltre tutto il comparto turistico, giustamente preoccupato per l’erosione delle spiagge che sarà una conseguenza logica di questa scelta». In una fase storica come questa, in cui prevalgono fenomeni metereologici importanti, frequenti e improvvisi «non si può pensare che un lago possa essere gestito in modo tale da alzare o abbassare il livello in tempi ultrarapidi, o almeno rapidi tanto quanto la velocità di avvicinamento delle perturbazioni. Il che prevederebbe, tra le altre cose, la messa in opera di un sistema di monitoraggio ed intervento i cui costi non sarebbero un elemento secondario da valutare».

«Un’occasione persa»

Molto meglio, insistono, «sarebbe stato affiancare a questa decisione la costruzione di reservoir di acqua in pianura come servitù delle colture, in modo tale da riempire questi depositi in funzione delle necessità dell’agricoltura. Magari questa avrebbe potuto essere un’occasione, peraltro, per rivitalizzare il cosiddetto “Piano laghetti” che ipotizzava la messa in opera di invasi artificiali in tutte le regioni con l’obiettivo di evitare la dispersione di acqua (oggi raccogliamo solo poco più del 10% dell’acqua piovana) e di soddisfare il fabbisogno idrico. Dispiace che questa sia stata un’occasione persa di discussione e approfondimento con tutte le parti coinvolte e soprattutto un’occasione mancata di individuazione di soluzioni che hanno un valore aggiunto importante».

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