Caso tariffe disabili a Gallarate, «C’è un documento segreto»

Gallarate servizi sociali commissione

GALLARATE – «Oggi ci viene impedito di svolgere il nostro ruolo di indirizzo, vigilanza e controllo. Il Comune non ci permette di divulgare un importante atto che riguarda le tariffe legate alle compartecipazioni per i servizi residenziali e diurni dei disabili». A dirlo è Giovanni Pignataro (capogruppo del Pd), facendo riferimento a un documento del 2025 firmato da un dirigente sull’applicazione delle tariffe per i Servizi sociali. «Non vogliamo forzare le regole, ma ci sentiamo in obbligo di fare tutto il possibile per poter svolgere il nostro ruolo e informare la cittadinanza». Guarda il video:

«Il documento può mettere in difficoltà qualcuno?»

Accanto a Pignataro, per quella che si annuncia «la prima di una serie di puntate», Margherita Silvestrini (Pd) e Massimo Gnocchi (Ocg), membri della Commissione vigilanza e controllo. «In quell’atto ci sono informazioni di interesse pubblico che sarebbero importanti  per le persone che di questi servizi hanno bisogno», sottolinea Silvestrini. «Oggi ci attendiamo alle disposizioni del segretario comunale che vieta la divulgazione, ma ci sembra di non potere fare il nostro ruolo». «Pare quasi – suggerisce – che le informazioni contenute nel documento possano mettere in difficoltà qualcuno». Tanto più che anche la minoranza dem «condivide la posizione espressa nel documento» e che la situazione «non ha mai avuto precedenti».

«Una scelta disumana»

Il punto, insomma, non sarebbe la scelta politica, ma la «nebbia che viene creata attorno alla questione». «Questa – incalza Pignataro – non è una questione di destra o di sinistra, ma di civiltà: massacrare una famiglia che ha un figlio disabile è disumano». Quella dei tre consiglieri di minoranza, spiega Gnocchi, «Non è la testimonianza di una resa, ma dell’esplicita volontà di dire che non abbiamo dimenticato la faccenda». Tanto che, se necessario, il gruppo è «pronto a rivolgersi alla Commissione di accesso agli atti del Consiglio dei Ministri». A non convincere i tre consiglieri di minoranza è anche il documento ricevuto a seguito dell’accesso agli atti: «Non ci è stata data la copia originale – spiega Gnocchi – ma una versione manomessa con, in filigrana, il nome di chi ha fatto l’accesso agli atti».

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