Busto abbraccia l’Aido: un anno di grandi traguardi e la promessa di una nuova casa

BUSTO ARSIZIO – L’Aido di Busto Arsizio celebra un anno di traguardi significativi nella tradizionale Cena dell’Amicizia che ha visto partecipare più di cinquanta persone al ristorante Loroverde. La presidente Maria Iannone ricorda la Stanza della Vita all’ospedale e la Panchina rossa vicino al Comune, ancora integra, e promette «qualcosa di importante» per il 2027, quando la sezione bustocca dei donatori di organi e tessuti, intitolata a Don Gnocchi, compirà cinquant’anni.

Il parterre di amici

«Tanta strada è ancora da fare e la facciamo insieme così arriveremo più lontano» sostiene Maria Iannone, affiancata dal vicepresidente Giorgio Volpi e dal consigliere Adelio Scorti. È la serata dei ringraziamenti e dei tributi, in primis ai volontari, ma anche ai tanti amici di Aido nelle istituzioni, che “sfilano” al microfono per ribadire la loro vicinanza all’associazione bustocca. A partire dall’europarlamentare Isabella Tovaglieri e dal consigliere regionale Emanuele Monti, mentre per il Comune di Busto Arsizio ci sono i consiglieri Vincenzo Marra e Maurizio Maggioni e l’ex assessore Alessandro Albani. Presenti anche l’amministratore di Aido nazionale Donata Colombo, il vicepresidente vicario di Aido regionale Lucio D’Atri, e il presidente di Aido provinciale Elio Ramponi, mentre per Asst Valle Olona c’è John Tremamondo, direttore sociosanitario. Serata allietata dalla musica dei Talò: la voce di Umberto Rosanna, la tastiera di Fabio Gallazzi e il violoncello di Giulia Gallazzi.

La promessa di una “casa”

Ed è proprio ad Asst Valle Olona, con cui la collaborazione è stata suggellata dall’inaugurazione di una delle prime Stanze della Vita di tutta la Lombardia nel reparto di rianimazione, si è rivolto Adelio Scorti per chiedere «un locale per i nostri servizi e la propaganda a favore della donazione». Il dss John Tremamondo – che aveva appena tributato i volontari di Aido che «contribuiscono al benessere della collettività, donando qualcosa di prezioso, il tempo, ai più fragili e ai più deboli» – non si è tirato indietro: «Lo troviamo. Se non in ospedale, in casa di comunità». Una promessa strappata in vista del compleanno del 2027. C’è poi chi gli anni li compie due volte: è Roberto Zausio, campione del mondo in carica di pallavolo trapiantati a Dresda 2025, “rinato” 14 anni fa quando ha ricevuto un nuovo fegato. «Sono la parte vivente di Aido e cerco di portare avanti il dono della vita – ammette – la mia missione è testimoniare che dopo il trapianto la vita va avanti, anzi più avanti perché è un dono».

Obiettivo: attrarre giovani

L’altra missione di Aido alla vigilia del cinquantenario è il ricambio generazionale. Sono otto i giovani volontari iscritti alla sezione “Don Gnocchi”. «Vi chiedo di tramandare il vostro altruismo ai giovani, ne abbiamo tanto bisogno» l’appello del direttore sociosanitario John Tremamondo. «I giovani dobbiamo tenerceli per quello che possono fare, e prendere quel poco che possono dare del loro tempo – le parole di Donata Colombo dell’Aido nazionale – fare il volontario è un privilegio: riceviamo molto per quel che possiamo fare». E l’europarlamentare “di casa” Isabella Tovaglieri ricorda che «in momento di profondo individualismo e indifferenza, la donazione è gesto semplice ma potentissimo che ci ricorda che nessuno si salva da solo. Ci possiamo salvare solo se ci aiutiamo mettendo a fattor comune energie e competenze. È un progetto di vita che può fare la differenza».

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