MALPENSA – Ebola, giro di vite sui controlli sanitari. Il ministero della Salute ha diffuso una circolare per attivare i protocolli di sorveglianza nei confronti di chi rientra in Italia dopo essere stato nelle zone interessate dal virus Bundibugyo. E in presenza di casi sospetti, gli aerei saranno autorizzati ad atterrare esclusivamente negli aeroporti di Malpensa o di Fiumicino (Roma), individuati come gli unici scali nazionali dotati delle strutture per affrontare questo tipo di emergenza sanitaria.
Aumentano i controlli
L’Italia rafforza quindi i controlli sanitari sul traffico aereo internazionale dopo il nuovo focolaio di virus Bundibugyo – variante dell’Ebola – segnalato tra Congo e Uganda. L’aumento dei casi nell’area africana, infatti, ha spinto il ministero della Salute ad attivare misure preventive straordinarie per limitare i rischi di importazione del contagio e garantire una gestione tempestiva delle emergenze. Un circolare è stata inviata alle Regioni, agli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) e alle compagnie aeree, con le indicazioni per affrontare i possibili casi a bordo dei voli provenienti dalle zone in questione. Qualora un passeggero sviluppi sintomi compatibili con l’infezione – tra cui febbre, vomito, forte debolezza o sanguinamenti – la segnalazione dovrà essere subito effettuata al personale di bordo, che attiverà le procedure previste. Quindi, in presenza di casi sospetti, gli aerei potranno atterrare soltanto negli aeroporti di Malpensa e Roma Fiumicino. Una volta a terra scatteranno le procedure, con l’attivazione delle misure di isolamento, valutazione clinica e gestione del rischio biologico previste per le malattie ad alta pericolosità infettiva.
Il virus
L’allerta arriva dopo il 15 maggio, quando le autorità della Repubblica Democratica del Congo hanno dichiarato una nuova epidemia di virus Bundibugyo, la diciassettesima registrata nel Paese dal 1976. L’ultimo focolaio, rilevato nel settembre 2025 nella provincia del Kasai, aveva provocato 64 casi e 45 vittime. A differenza del ceppo Zaire dell’Ebola, per il virus Bundibugyo non esistono al momento vaccini autorizzati né cure specifiche. La risposta sanitaria si fonda quindi sulle cure di supporto, sull’individuazione e monitoraggio dei contatti. Oltre che sul controllo delle infezioni e sul coinvolgimento delle comunità locali nelle attività di prevenzione. I precedenti focolai di Bundibugyo, registrati nel 2007 in Uganda e nel 2012 nella Repubblica Democratica del Congo, hanno mostrato un tasso di letalità compreso tra il 30% e il 50%.
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