“Magnifica Humanitas”: Leone, elogio del limite

enciclica papa leone

di Massimo Lodi

Si fiorisce attraverso il limite. Eccolo, il punto della Magnifica Humanitas di Leone XIV. Libertà non significa sfrenatezzza, progresso non significa strapotere, evoluzione non significa invasione. Di pensieri, anime, naturalmente popoli, territori. Il Papa scrive a lungo, riassume la contemporaneità, ne ridisegna il profilo, lascia un segno da matita evangelica. Calligrafia di fede e ragione, sentimento e verità. Puntualizza sull’Intelligenza artificiale: che sia al servizio della persona e non il contrario, che la persona ne venga asservita. Se no potremmo piombare nel post-umanesimo o neo-umanesimo che d’umanesimo ha nulla. E peggio: in una trasformazione diretta a tutti e però della quale han la chiave/ne traggono benefici in pochi.

Dunque AI da sorvegliare, cervelli da proteggere. Urge un’allerta etica, così da non farsi scappar di mano la leva del miglioramento tecnologico che, se male utilizzata, rischia di causare danni ultra-epocali. Danni perenni. Quindi occhio al gridato miracolo dell’ultima rivoluzione digitale: non è un miracolo quando si sfugga al suo lungimirante governo, alla sua buonsensata lettura. Prevost mette in guardia dalla Babele del Terzo Millennio, costruzione grandiosa e insieme terrificante nel caso in cui l’uomo potentato e ibridato avesse via libera dalla presunta morale decisa da un manipolo d’ottimati.

Dunque altolà alle big tech, sfida aperta ai padroni del nuovo regime change a proposito di pensiero/vita? Ma no, una richiesta semplice di reciprocità: collaborativa, pratica, finalistica. Cioè che guarda lontano, alle sorti prossime e venture, a un orizzonte assai distante dentro il quale i passi del presente rappresentano soltanto l’inizio del percorso. Bisogna intuirne prosecuzione, varianti, meta conclusiva. È nell’interesse collettivo. E difatti i titolari delle big tech, o almeno molti di essi, han compreso la concretezza operativa dell’annotazione pontificia e si son detti pronti al sodalizio culturale. La lunga meditazione/esortazione di Prevost vuol essere un messaggio di non eludibile fraternità: a chi ci crede per convinzione intima della bontà di questa sollecitazione, a chi ci deve credere per opportuna convenienza.

A chiunque giova un generale assetto composto da interazioni invece che da subordinazioni, da dignità invece che da oltraggi, da giustizia sociale invece che da prepotenze economiche, eccetera. Il Papa va sul pragmatico/spirituale, due aspetti che si tengono, esercitando influenza ovunque, in ogni momento. Per esempio sugli attuali conflitti armati, corredati da nequizie orrende. Anche qui è l’ora del limite, fortemente richiamato dall’enciclica: non esiste la guerra giusta, e tantomeno la pace intesa come intervallo tra una guerra giusta (o magari anche ingiusta) e l’altra. Pace uguale bene primario inalienabile, se ne convincano i detrattori del concetto. Se ne persuadano tiranni, autocrati, imperialisti. Se ne rendano conto i mercatisti un tanto a profitto. Se ne convincano i teorici del superomismo autorizzato dalle rendite affaristiche.

Giova a nessuno un mondo nella disponibilità di alcuni. È questa la vera realpolitik che l’agostiniano di Roma ricorda al resto della non Roma, agostiniana o meno che sia. Vi è un destino universale al quale è sciocco -primariamente/semplicemente sciocco- immaginare di poter sottrarvisi, con la mira della soddisfazione egoistica di destini singoli. Roba semplice da capire. Limite ovvio da accettare. Sarà accettato? Mah, vedremo se la non magnifica umanità sarà all’altezza della Magnifica Humanitas.

enciclica papa leone – MALPENSA24

 

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