LUINO – Ci fosse Bartali, direbbe: “Tutto da rifare”. Ma solo perché l’ottimo risultato elettorale potrebbe rimescolare quanto deciso a priori. Ma in sella al centrodestra luinese c’è il c’è Pellicini, uomo di riflessione. E il successo elettorale, per come nato e per come si è concretizzato, ha regalato qualcosa che non si può certo buttare a mare. Come non si possono buttare a mare – o a lago – gli accordi sui quali si è cementata la vittoria. Ed proprio qui che sta il problema.
Già, perché il sogno del super votato Franco Compagnoni agita i pensieri del sindaco Andrea Pellicini, il quale si è preso qualche giorno di riflessione sulle scelte da fare per la composizione della giunta. Riflessione che fa, d’altro canto, rima con agitazione, poiché non è mica vero che le acque di lago sono placide. Si muovono sempre. Anche quando il pelo dell’acqua appare immobile agli occhi di chi contempla il quadro e gli sfugge il dettaglio. Ma andiamo con ordine.
Le preferenze si contano o si pesano?
È evidente che il conto delle preferenze, che sono state tante e decisive per la vittoria, ha iniziato ad alimentare “sogni mostruosamente proibiti” (cit.). Diteci voi, infatti, chi è quell’eletto con una valanga di preferenze che, a risultato acquisito, alza la mano e fa un passo di lato dicendo a tutti i predestinati (quelli “infilati” in giunta prima del voto): «Prego accomodatevi voi». Nella fattispecie ci stiamo riferendo a Franco Compagnoni, uomo di Pellicini (ma anche di Magrini) – politicamente, of course, nel senso dell’appartenenza al partito e dell’amicizia politica – che è risultato essere il mister preferenze con 257 voti personali intascati. Insomma, la ratio dice che Compagnoni, tessera di Fratelli d’Italia, deve entrare in giunta e può ambire ai gradi di vice: è il più votato della lista. Ma gli amici, in politica, creano più problemi (anche involontariamente) degli avversari.
L’accordo pre elettorale scricchiola?
E così, quello che prima del voto appariva tutto liscio (c’è un accordo tra i partiti), oggi a urne scrutinate è piuttosto complicato. E il perché è molto semplice. Gli accordi della coalizione unita sotto l’insegna del Vento del Verbano erano: sindaco Pellicini (e vabbè); vicesindaco all’uomo della Lega che avrebbe incassato più preferenze, ovvero Alessandro Casali; due figure “a nomina Pellicini”, ovvero Vincenzo Liardo – il sindaco l’ha anche detto pubblicamente – e Alessandra Brignoli, che proprio Pellicini ha voluto personalmente in giunta. Gli altri due posti a Forza Italia, che rispondono al nome di Paolo Gobbato e Roberta Longhi. Con la presidenza del consiglio al leghista con il secondo miglior risultato di preferenze (Davide Cataldo).
Le preferenze personali e i voti di partito
Ma nessuno ha fatto i conti con il “Compa”, il quale ha infilato un gran bel numero di preferenze, mettendo – si dice -, se non in discussione, quanto meno in dubbio l’accordo preconfezionato. E nessuno ha fatto i conti con i numeri in consiglio che parlano chiaro: la Lega (3 consiglieri del Carroccio + 2 dei “cugini” di Lombardia Ideale) sulla carta è il gruppo più forte. E decisivo. E sul Carroccio, siamo pronti a scommettere, nessuno è disposto a rimettere in discussione quanto pattuito. Eppure, dicono tra i fratelli, “come si fa a lasciar fuori un candidato che ha un grande consenso?».
Siamo a Luino non a Busto Arsizio
Quesito che si è alzato leggero sulle sponde luinesi, proprio come il Vento del Verbano, che ha travalicato i confini cittadini e quelli politici e rischia di diventare tempesta. Tanto che in Lega, ma non solo in Lega e non solo in città, c’è chi ai dubbi risponde: «Qua siamo a Luino e non a Busto Arsizio», riferendosi al fatto che proprio a Busto esiste un caso di “Fratelli mangia tutto” visto che a Palazzo Gilardoni i meloniani esprimono sindaco e vicesindaco, guarda caso, proprio a scapito di un leghista. Il che vuol dire, dalla sponda leghista, “errare è umano…”
