«Ma i cavalli non hanno scelto di partecipare al Palio di Legnano»

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LEGNANO – Domenica 31 maggio si terrà a Legnano una nuova edizione del Palio (nella foto). Dietro il racconto folkloristico e celebrativo del Palio restano i cavalli: animali utilizzati per una competizione che non hanno scelto e che continua a esistere esclusivamente per interessi umani.

Nei giorni scorsi una delegazione della Fondazione Palio di Legnano è stata ricevuta al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’ambito delle celebrazioni per l’850° anniversario della Battaglia di Legnano. Un riconoscimento istituzionale che rende ancora più necessario ricordare ciò che troppo spesso viene escluso dalla narrazione pubblica di questi eventi: i cavalli vengono raccontati come protagonisti della manifestazione, simboli di coraggio, forza e tradizione; ma in realtà sono strumenti utilizzati per rendere possibile lo spettacolo.

Animali usati per l’intrattenimento

Dietro la retorica della tradizione, dell’identità e dello spettacolo, ci sono animali selezionati, addestrati e controllati attraverso pratiche coercitive, costretti a correre in un contesto innaturale e rischioso, dove il loro corpo diventa funzionale alla competizione e all’intrattenimento.

Per anni il Palio di Legnano è stato corso con cavalli purosangue inglese. L’anno scorso, dopo l’entrata in vigore del Dpcm che vieta l’utilizzo dei purosangue nelle corse di velocità delle manifestazioni popolari con equidi, gli organizzatori sostennero di poter correre comunque grazie a una presunta deroga ministeriale, Successivamente, di fronte alle contestazioni sollevate da Lav, l’amministrazione comunale sostenne invece che il Palio potesse svolgersi in base alla norma transitoria prevista dal Dpcm, affermando che l’iter autorizzativo della manifestazione fosse stato avviato prima della pubblicazione del decreto. Una ricostruzione rispetto alla quale Lav ha chiesto chiarimenti e accesso agli atti ai ministeri competenti, evidenziando incongruenze nelle dichiarazioni pubbliche e contestando ogni tentativo di aggirare lo spirito della norma.

Correre con purosangue o con mezzosangue non modifica però il problema etico alla base del Palio. Cambiare tipologia di cavallo non cambia la natura della manifestazione: nessun cavallo sceglie di essere montato, controllato attraverso imboccature e costretto a correre tra rumore, pressione e competizione.

Nessuna tradizione può sottrarsi a riflessione etica

Negli anni, il Palio di Legnano ha registrato anche incidenti gravi e mortali. Balosso e Polveroso sono i nomi di due cavalli morti nelle passate edizioni della manifestazione. Vite trasformate in inevitabili “incidenti di percorso” di uno spettacolo che continua a esistere perché considerato tradizione. Ma nessuna tradizione può sottrarsi a una riflessione etica. La storia è piena di pratiche considerate normali, identitarie e perfino celebrative, che la società ha poi riconosciuto come inaccettabili: il punto non è quanto una manifestazione sia antica o radicata, ma chi ne paga il prezzo.

Lav ribadisce che il rispetto degli animali, oggi richiamato anche dall’articolo 9 della Costituzione italiana, non può convivere con eventi che continuano a trattare gli animali come strumenti di spettacolo. Per questo chiediamo un cambiamento culturale profondo: superare progressivamente tutte quelle manifestazioni che si fondano ancora sull’utilizzo degli animali per divertimento e intrattenimento.

Nadia Zurlo

responsabile Area Equidi di Lav-Lega anti vivisezione

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