GALLIATE – Tutto è partito da un classico, per quanto odioso, espediente da bracconieri: cavi d’acciaio nascosti tra la vegetazione e un po’ di cibo per attirare la fauna selvatica. Ma quando i Carabinieri Forestali sono andati a bussare alla porta dei sospettati a Galliate, si sono trovati davanti a uno scenario degno di un documentario d’avventura o di un film d’azione. Altro che qualche cinghiale: in casa di uno degli indagati c’era un vero e proprio zoo clandestino, con tanto di leone maschio adulto imbalsamato a grandezza naturale.
Le fototrappole nei boschi di Cameri
L’operazione, coordinata dalla Procura di Novara, è scattata grazie all’intuito dei militari della stazione di Lesa, supportati dai colleghi di Oleggio, Gozzano e Borgolavezzaro. I Forestali avevano scoperto nei boschi di Cameri, in piena area protetta del Parco del Ticino, diverse trappole illegali fatte con lacci metallici e “pastura”.
Invece di rimuoverle subito, i carabinieri hanno piazzato le fototrappole e hanno aspettato. I frame dei video hanno immortalato due uomini che, con cadenza quotidiana, andavano a controllare i dispositivi e a rinfrescare l’esca. Da lì a risalire alle targhe delle loro auto e alle loro identità il passo è stato breve.
Un arsenale e un leone in salotto
La Procura ha così firmato i decreti di perquisizione domiciliare, ipotizzando i classici reati venatori. Ma la realtà ha superato di gran lunga le aspettative degli investigatori.
Presso l’abitazione di uno dei due indagati è emerso un vero e proprio arsenale composto da ben 44 armi da caccia custodite in modo totalmente improprio, alcune delle quali persino prive della documentazione necessaria. Insieme ai fucili, i militari hanno rinvenuto munizioni di vario calibro, gabbie, secchi di pastura e lacci d’acciaio già pronti all’uso, oltre a diversi uccelli impagliati.
Il vero colpo di scena, però, è arrivato con la scoperta di numerosi reperti protetti dalla convenzione internazionale CITES, tutti rigorosamente privi di tracciabilità. Tra le stanze della casa spuntavano infatti due zanne d’avorio, un pesce palla imbalsamato e, a coronare l’incredibile collezione, l’imponente esemplare di leone maschio.
Che fine farà il re della savana?
Tutto il materiale, dalle armi agli “arredi” esotici, è stato posto sotto sequestro e tolto dalla disponibilità dell’indagato. Ora le indagini proseguiranno per capire come un leone intero e l’avorio siano finiti in un’abitazione di Galliate.
Se le accuse verranno confermate, per il re della savana e per gli altri reperti si apriranno le porte della confisca definitiva, con l’obiettivo di sottrarli al mercato nero e destinarli a finalità di studio e divulgazione scientifica. Per i due bracconieri, invece, si prospetta una battaglia legale decisamente meno gloriosa.
