BUSTO ARSIZIO – La sentenza di primo grado pronunciata dalla Corte d’Assise del Tribunale di Busto Arsizio per l’omicidio di Fabio Ravasio ha segnato un passaggio importante per i familiari della vittima, che dopo un processo durato circa un anno e mezzo hanno ottenuto in primo grado il riconoscimento delle proprie ragioni in sede giudiziaria, oltre a un risarcimento del danno.
Il collegio giudicante ha condannato tutti gli otto imputati coinvolti nella vicenda, infliggendo l’ergastolo ad Adilma Pereira Carneiro, compagna della vittima all’epoca dei fatti, ritenuta dagli inquirenti la principale organizzatrice del delitto, oltre che a Marcello Trifone e Fabio Lavezzo. La Corte ha inoltre riconosciuto l’aggravante della premeditazione per tutti gli imputati.
Sentenza giusta
Per le parti civili la decisione rappresenta una risposta attesa da tempo. Al termine della lettura del dispositivo, gli avvocati Francesco Arnone e Vincenzo Montalbano, legali di Annamaria Trentarossi, Mario Ravasio e Giuseppe Ravasio, i genitori e il cugino della vittima, hanno espresso soddisfazione per il verdetto. «La Corte è stato tanto in camera di consiglio, però crediamo che la sentenza sia giusta e le pene rispecchino le risultanze processuali», hanno dichiarato, evidenziando come i giudici abbiano tenuto conto dei diversi livelli di responsabilità e del contributo fornito da ciascun imputato alla realizzazione dell’omicidio.
Il grazie dei famigliari di Fabio
Secondo i legali, le condanne riflettono in modo coerente quanto emerso durante il dibattimento. «Hanno cercato, secondo noi, di tenere in considerazione i ruoli, l’efficacia eziologica che hanno dato le parti all’omicidio, e le pene lo rispecchiano abbastanza». Un giudizio positivo ribadito anche successivamente: «Siamo assolutamente soddisfatti perché gli altri imputati avevano comunque un ruolo leggermente diverso. Il contributo causale che hanno apportato alla commissione dell’omicidio era comunque inferiore». E ieri Annamaria Trentarossi, al pronunciamento della Corte ha abbracciato i suoi legali e subito dopo il pubblico ministero Caramore: «Ci ha rappresentato la sua soddisfazione – spiegano i legali che hanno ricevuto stima e affetto dai famigliari della vittima per il lavoro e la vicinanza – Nessuno le ridarà mai suo figlio, ma la giustizia ha dato una risposta davanti a un fatto tanto grave e doloroso». Trentarossi si è poi avvicinata anche a don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto, arrivato in aula ieri sera subito dopo la sentenza.
Risarcimento da oltre 500mila euro
Oltre all’aspetto penale, la sentenza ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale in favore dei familiari della vittima. La Corte ha infatti disposto il pagamento di somme pari a poco meno di 280 mila euro ciascuno per il padre e la madre di Fabio Ravasio e di circa 106 mila euro per il cugino, accogliendo così le richieste avanzate dalle parti civili.
La Mantide in Appello
Sul fronte della difesa, invece, la battaglia giudiziaria non si considera conclusa. Adilma Pereira Carneiro, condannata all’ergastolo, ha già dato mandato ai propri legali di impugnare la decisione davanti alla Corte d’Assise d’Appello.
Sorpresa dall’ergastolo
«Le sentenze non si commentano, ma si appellano», ha affermato l’avvocato Mattia Fontanesi, codifensore della donna insieme alla collega Denise Pedrali. Il legale ha spiegato di aver parlato con la propria assistita dopo la pronuncia della sentenza e ha riferito che la donna «è sorpresa dalla condanna all’ergastolo perché si è sempre professata innocente, e lo crediamo anche noi».
Per questo motivo, la difesa è pronta a proseguire il confronto processuale nei successivi gradi di giudizio. «Abbiamo già avuto il mandato per Appellare il verdetto in sede di secondo grado, attendiamo solo le motivazioni», ha concluso Fontanesi.
Oltre a pereira è molto probabile che ricorreranno in Appello i legali anche degli altri imputati.
