di Gian Franco Bottini
“Oltre ogni ragionevole dubbio”. E’ questa la ferma asserzione dell’art.533 del Codice di Procedura Penale che per anni ci ha fatto dormire sonni tranquilli, coricandoci certi di aver rispettato appieno le leggi e i regolamenti sui quali si basa la nostra convivenza. Ma è la stessa asserzione che probabilmente sta invece rovinando le notti di molti giudici alle prese con i casi giudiziari che, per la loro complicata professione, si trovano quotidianamente ad affrontare.
Riteniamo, quello del giudice, uno dei più impegnativi “mestieri” perché, data per scontata la loro indiscutibile “buona fede”, ci si può chiedere cosa, più di quest’ultima, è a sua volta origine di dubbi? E in più, quanto è oggettivizzabile il termine “ragionevole”, senza che sorga il dubbio di averlo, in qualche modo, soggettivizzato nella sua applicazione?
Abbiano recentemente, da queste pagine, attirata l’attenzione sulla spettacolarizzazione di molti media televisivi rispetto a fatti criminali di oggi ma anche di ieri (addirittura in qualche caso di ierlaltro) con l’impressione che le aule giudiziarie si stiano trasferendo dai tribunali agli studi televisivi, dove, comunque sia chiaro, la democratica libertà di informazione va certamente difesa purché non a scapito, soprattutto verso l’opinione pubblica, della terzietà. Che questo non sempre avvenga è innegabile (perchè serve allo “spettacolo”) così come l’attenzione a “oltre ogni ragionevole dubbio” se è argomento difficile per un giudice, può essere molto meno assillante per un giornalista di “nera”, per bravo e serio che sia.
Un nostro lettore (che ringraziamo per l’attenzione) ci ha posto il quesito se riteniamo corretta ed accettabile questa evidente situazione (che lui definisce addirittura “di surroga”) e noi confessiamo di non aver dato, pilatescamente, una risposta, considerati i molti punti dai quali la questione deve essere vista e sui quali francamente non ci riteniamo nè competenti nè preparati.
Su una cosa comunque possiamo esprimerci pensando di essere fra quelli che compongono l”opinione pubblica”. Dopo il bailamme mediatico scatenato da alcuni media televisivi riguardante alcuni fatti giudiziari più o meno (alcuni molto meno!) recenti, nel giro delle ultime settimane si sono avuti, quasi in contemporaneità, sviluppi in qualche caso inattesi. Ad Alberto Stasi(Garlasco) dopo 5 processi e 10 anni di ospitalià carceraria, viene concessa una quasi libertà, proprio mentre, sempre mediaticamente, compare all’orizzonte una probabile revisione processuale e molti dubbi sulle precedenti prove; forse anche un nuovo indiziato, riemerso sicuramente dopo le attenzioni mediatiche delle quali è stato oggetto.
Luiss Da Silva, dopo un annetto di carcere come colpevole, in attesa di giudizio, dell’omicidio di Pierina Pagnoncelli, viene messo in libertà per la poca solidità delle prove che avevano causato l’accusa di omicidio.
Su Olindo e Rosa, in carcere perché ritenuti responsabili della “strage di Erba, è da tempo che si sono accesi gli interessi mediatici e potremmo prevedere un rialzo di tali attenzioni, così come per la lontanissima vicenda di Amanda Knox, dopo che l’ingerenza della politica americana è stata evidente, contestata e,forse, silenziata. E potremmo continuare, sfiorando solo le vicende locali (omicidio Lidia Macchi)
Quest’aria di “revisionismo giudiziario” comincia a preoccupare l’opinione pubblica ma ancor di più ad interessare quella mediatica, visti i buoni risultati “commerciali” degli ultimi serial giudiziari. Non sappiamo, come detto, dare una risposta al nostro lettore ma che il nostro “sistema giustizia” abbia in questo momento più di qualche imbarazzante problema da risolvere, pensiamo possiamo affermarlo..
Così come, da parte dell’opinione pubblica, ritornare a pensare al recente referendum sulla giustizia, svestendolo della politicizzazione della quale è stato oggetto (come sempre avviene quando si ricorre a un referendum), ci sembra legittimo. Legittimo anche auspicare che una attenta analisi (cosa che non sta avvenendo) del rapporto giustizia- media venga effettuata da parte di chi di competenza, ora silente; visto che, persino proprio all’interno dei media stessi, qualcuno ha cominciato timidamente a suggerire che sia l’ora di abbassare i toni.
Noi, semplici raccoglitori dell’opinione pubblica, per quanto ci è consentito e per restare in tema, ci limitiamo a dire che il quesito del nostro lettore qualche ragionevole dubbio ce lo ha fatto sorgere.
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