C’è poco da aggiungere allo sdegno bipartisan per il sarcasmo, le cattiverie e gli insulti social contro la ministra Eugenia Roccella, il cui marito è scomparso nelle acque insidiose del lago di Vico. Episodio che i media hanno doverosamente posto in evidenza per scontate ragioni di cronaca e che ha scatenato l’odio dei cosiddetti “leoni da tastiera” contro una rappresentante del governo, anzi, contro una donna che vive un dramma, che soltanto per questo meriterebbe massima compassione.
Sentimento, la compassione, che sembra si sia perso nei labirinti di una società che fa dell’aggressione verbale (e non solo), della stupidità, della volgarità e, appunto, della malvagità e della perfidia, una nuova dottrina. Si dà il caso che Eugenia Roccella sia una ministra le cui idee, su alcuni temi etici e comportamentali, non siano condivise da tutti, com’è ovvio possa accadere in democrazia. Al punto da venire contestata in occasioni pubbliche, come al Salone del Libro di Torino, o attraverso giudizi pesanti, a volte inaccettabili per metodo e forma, che rischiano di passare il segno.
Nel caso dei commenti social per la tragedia che l’ha coinvolta, il segno l’hanno passato. E di molto. Ne è convinta Giorgia Meloni: “Sono commenti disumani, c’è un limite che non dovrebbe essere mai superato, quello del rispetto dovuto alla sofferenza umana”. Sembra concordi con la premier anche la sua principale avversaria in politica, Elly Schlein, quando esprime vicinanza a Roccella e alla famiglia, sua e di tutto il Pd, “nel dolore e nell’apprensione di questo difficile momento”.
In rete si legge altro, come se fosse ineluttabile che un simile, terribile incidente accadesse a una esponente politica che si schiera contro il pensiero di una pur ampia parte dell’opinione pubblica. Gli hater, insomma, non le perdonano di non pensarla come loro. E’ la nuova moda introdotta coi social, diventati lo sfogatoio nazional-popolare, una sorta di cloaca dove chiunque può esprimere un’opinione, anche senza avere contezza di ciò che commenta o, peggio, liberando tutto il peggio che ha dentro di sé. Paradigmatico il ragazzotto che, brandendo lo smartphone, se la spassava davanti a una giovane morta in un incidente d’auto. Vergognoso.
Non tocca a noi fare la morale, impancarci a fustigatori di abitudini inconciliabili con la ragione e il buon senso. Ci pensano e ci hanno già pensato personaggi ben più autorevoli e preparati di chi scrive. Resta l’amarezza di un contesto che sembra non avere soluzioni felici, che va peggiorando di giorno in giorno, con i leoni, meglio, con i cretini da tastiera che si sentono invulnerabili perché sono in tanti. Fino alla disumanità. Ma lesti a ricredersi se chiamati alle loro responsabilità. Come, ricordiamo, accadde alcuni anni fa a Gallarate, durante la visita in un campo nomadi dell’allora ministra Cecile Kyenge: qualcuno insultò lei e chi l’accompagnava con epiteti irriferibili quanto inaccettabili. Salvo poi piangere e chiedere scusa davanti agli agenti del commissariato cittadino ai quali era stata presentata denuncia. Leoni da tastiera, conigli di risulta.
