Al Rugby Sound Festival «un concerto che è una cena»: menu con Elio e PizzAut

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LEGNANO – «Questo concerto è in realtà una cena. Avete scelto i pezzi, poi non contestate: siete voi che chiedete sempre gli stessi». Con queste premesse è iniziata ieri, giovedì 9 luglio, la data al Rugby Sound Festival di Legnano del Tour À La Carte di Elio E Le Storie Tese, in cui il pubblico ha votato i brani da eseguire a ogni appuntamento. A fianco della band milanese, che si è presentata in uniforme da chef, sono saliti prima dello spettacolo i ragazzi e le ragazze di PizzAut e dei progetti inclusivi di Rugby Parabiago Cares, accompagnati rispettivamente da Nico Acampora e Paolo Bolletta, per raccontare le loro storie.

«Non ospiti, ma protagonisti»

«Al Concertozzo, che si è tenuto pochi giorni fa, il servizio food and beverage è stato interamente affidato a persone autistiche», ha ricordato Acampora. «Di solito ragazze e ragazzi disabili sono ospiti a questi spettacoli. Qui ne vedo oltre cinquanta sul palco: non sono ospiti, ma protagonisti». Tra loro ci sono Andrej, di origine moldava, che ha trovato lavoro con PizzAut, e Letizia, che «quando arrivò non sapeva nemmeno scrivere. In un luogo dove il quoziente intellettivo è più importante di quello emotivo, che per lei è enorme, è stata giudicata “inabile al lavoro”. Ora sa scrivere e il 2 giugno, festa della Repubblica, noi l’abbiamo assunta». «Si tratta di progetti concreti e non ricevono finanziamenti pubblici», ha sottolineato Elio, che al suo ingresso ha salutato «i meravigliosi rugbisti». La sua esortazione: «Aiutate questi santi. L’aiuto serve non solo oggi, ma per tutto l’anno. E per tutti gli anni, continuamente».

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Il Carroccio e «un fatto vero avvenuto durante la battaglia»

Dopo l’apertura rock delle Via Dell’Ironia, band bresciana che ha da poco pubblicato per Hukapan il terzo album “Balletti verdi”, lo chef ha proposto un’entree «a base di pesce» – “John Holmes (una vita per il cinema)” – seguita da «un piccolo formaggio di fossa, una fossa molto tenebrosa: è stato stagionato nella Fossa delle Marianne».
Il pezzo, “La vendetta del Fantasma Formaggino” è stato anche l’occasione per l’entrata in scena di Mangoni nei panni del mago delle barzellette: «Abbiamo voluto far salire sul palco anche il nostro sguattero – così Elio – dimostra che in Italia l’ascensore sociale funziona ancora: per chi parte da zero c’è la possibilità di arrivare in alto». Tra le ricette alcune – “Servi della gleba” – risalenti «ai tempi del feudalesimo», altre «a base di carne di vitello»: “Il vitello dai piedi di balsa” «racconta un fatto vero, avvenuto proprio in queste zone mentre si combatteva quella famosa battaglia con il Carroccio. A quattrocento metri da lì accadeva anche questo fatto, che però nessuno si è i%ç#£@to perché c’era la battaglia».

Chef e batteristi dalla Svizzera

Con Mangoni, che ha cantato una sua particolare versione di “Yesterday” dei Beatles, ed Elio – «è la terza sera che la canta e non la sa ancora. Anche perché non gliela insegniamo» – c’erano Faso, Cesareo, Paola Folli, Jantoman e «il piccolo Diego, quattordici anni e mezzo, qui con l’autorizzazione della mamma»: alle percussioni, per sopperire all’assenza di Christian Meyer, «sono stati mandati gratis dallo Sburre, sindacato che unisce i batteristi elvetici, Paolo Rubboli e Riccardo Marchese, nativi del cantone di Uri. Voi non avete idea di quanto colpi abbiano dato. Così come i camionisti sono vincolati a un tachigrafo, loro lo sono a un “colpigrafo”, che registra i colpi inferti. Una volta arrivati all’app dedicata i dati che il monte colpi è stato raggiunto si svolge la cerimonia del cambio – Ultimo, per fare un nome a caso, non cambia il suo da quindici anni – dei batteristi, che si tiene solo in Svizzera. Lì puoi seguire due strade: o fai il cioccolato o fai il batterista». Come ha osservato Faso, «abbiamo rischiato una multa in franchi».

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«Siete un pubblico bello, simpatico e inclusivo»

Come altri piatti sono stati serviti uno – “Fossi figo” – «a base di oligominerali che contribuiranno alla vostra bellezza» oppure un altro – “Parco Sempione” – «con crumble di corteccia e ghirigoro di aceto balsamico di quattrocento anni», ma anche ingredienti imprevisti. «Me ne è entrato un altro in bocca. Devo dirlo: questi moschini hanno rotto il ca%%o». Cambiano i tempi e nel caso di specialità con «cuoio di mucca finta» i personaggi di “Uomini col borsello” oggi vengono raggiunti da denunce per catcalling o stalking; per “Evviva / La visione” sorge invece la questione della parola più corretta, poi risolta dal rapper Mangoni, per identificare il corrispettivo maschile di ciò che si trova di fronte agli occhi. Se «l’unico frutto che trattiamo è il caco» e la base del dolce per i più piccoli è la stessa materia che usa il supereroe “Shpalman”, l’ammazzacaffè è stato con “Born to be Abramo”. Bis, come da tradizione, con i cori «Forza Panino». «Siete un pubblico bello, simpatico e…inclusivo, perché accettate anche una m£&§a come Mangoni. Vogliamo offrirvi, fuori dal conto, “Tapparella”».

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