Erdogan, il cadeau di non stile

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Il souvenir di Erdogan per i leader della Nato: una pistola con relative munizioni

di Massimo Lodi

Se c’era bisogno la conferma d’una caduta irreversibile di stile, nel presente che non finisce di sorprenderci in negativo, eccola da Ankara, vertice Nato, gesto/ops del presidente turco Erdogan, roba forte. Il gesto -l’ops, la caduta di stile- vien rappresentato da un cadeau senza stile. Il regalino d’arrivederci a tutti i leader presenti al gran cucuzzaro è una pistola con inciso il nome del destinatario. Aggiunta: la scatola di munizioni. Poteva mancare la scatola di munizioni? Non poteva, nell’oggidì dove le si spara grosse anche quando le si spara a salve.

L’incontro aveva come focus (sembra il caso di dire) la difesa militare. Ma non è che se imposti un brain trust sulla produzione agricola fai omaggio d’un trattore a ciascun partecipante. E così via, di genere in genere. Dunque va scartata l’ipotesi  del gentile pensierino a tema. E se ne deve affacciare un’altra: la sottolineatura che il riarmo è necessario e insieme fascinoso. Inoltre, vuoi mettere l’effetto di tal spettacolarizzazione all’occhio americano: là, oltre l’Oceano, la pistola è un must e un totem. Vedere che può esserlo anche al di qua, mica gli garba troppo. E dunque, che sottile piacere (sportivo, dai) muovere un dispettino a Donald.

Sarà davvero così? Ma sì. Ma no. Sarà comunque che nel generoso afflato d’amicizia del titolare della Mezzaluna si legge -come non leggervi?- un tono di furba volgarità, chissà se dovuto all’idea aggiuntiva di marcare l’importanza dell’industria turca in questo settore. Solo aggiuntiva, però. Di fondo campeggia l’idea d’un modo di relazionarsi che non contempla la possibilità d’urtare corde sensibili a qualunque simbolismo legato alla guerra e a quanto d’orribile vi consegue. A chi ignora la religione della diplomazia risulta affatto inopportuno mostrare sincero e perfino affettuoso orgoglio per la predilezione verso il revolver, aggeggio universalmente usato e dunque perché mai da demonizzare?

E comunque. Nessuna protesta contro l’iniziativa di Erdogan. Le regole della convivenza occidentale impongono la linea soft: accettare il regalo senza commenti. Solo l’inglese Starmer evita di portarlo a casa, essendogli impedito dalle leggi del suo Paese. Gli altri ringraziano, ricevono, custodiscono. Mettendo nel fodero nazionale la pistola con le loro sigle da premier e anche ogni eventuale parola di critica, se non almeno d’imbarazzo. È l’ipocrisia di Stato, che ogni Stato chiama realpolitik. Una munizione lessicale di cui non si segnala mancanza in qualsivoglia arsenale.

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