TORINO – L’estate 2026 stringe il Nord Ovest in una morsa di caldo record e l’emergenza idrica esce dai bollettini tecnici per entrare con forza nelle case dei cittadini.
I dati diffusi dall’Arpa dipingono un quadro drammatico: un mese di giugno con temperature di +3,5°C sopra la media storica e un crollo verticale delle piogge (meno 36%). Il risultato è un territorio letteralmente a secco, con il fiume Po che registra un deficit idrico spaventoso del 75% a Isola Sant’Antonio.
Se l’agricoltura rischia di vedere duramente colpiti i raccolti, per i cittadini piemontesi soprattutto in alcune zone la crisi si traduce già oggi in disagi quotidiani e restrizioni.
Rubinetti controllati e autobotti: i disagi nei Comuni
Il Tavolo di emergenza riunitosi nel pomeriggio al Grattacielo Piemonte ha certificato che la crisi ha già bussato alla porta dei centri abitati. Sono infatti circa 100 i Comuni che hanno dovuto firmare ordinanze di restrizione per vietare l’uso dell’acqua potabile per scopi non essenziali (come l’irrigazione dei giardini, il lavaggio delle auto o il riempimento delle piscine).
Le situazioni più critiche si registrano nelle frazioni e nei Comuni montani: in una cinquantina di località (per un totale di circa 25.000 residenti) l’acqua non esce più regolarmente dai rubinetti e la Regione ha dovuto attivare i rifornimenti d’emergenza con le autobotti per riempire le vasche degli acquedotti.
Sotto osservazione i prossimi 10 giorni
L’assessore all’Ambiente, Matteo Marnati, ha lanciato un appello stringente ai cittadini per un “utilizzo consapevole e responsabile” della risorsa idrica. Non si tratta di una raccomandazione formale: i consumi dei civili saranno monitorati capillarmente nei prossimi dieci giorni. Se la tendenza non si invertirà e se i cittadini non ridurranno gli sprechi, scatteranno necessariamente misure ancora più rigide.
Il presidente della Regione, Alberto Cirio, ha confermato che la macchina per la richiesta del riconoscimento dello stato di emergenza è già calda. Il Piemonte si muoverà in accordo con le altre regioni del bacino padano.
Per l’agricoltura si bussa al Canton Ticino e alla Valle d’Aosta
Per tentare di ossigenare i canali che servono la rete irrigua ad uso agricolo e dare respiro ai fiumi, il Piemonte sta bussando ai vicini. È in corso un negoziato politico con la Valle d’Aosta e con il Canton Ticino per chiedere di aumentare i rilasci d’acqua e rimpolpare i flussi immessi nel reticolo idrico piemontese e lombardo.
Una trattativa complessa, poiché la stabilità climatica prevista per le prossime due settimane – con alta pressione, caldo torrido e solo rari temporali passeggeri – non lascia intravedere una via d’uscita naturale.
