SUMIRAGO – «Quello che posso dire, e quello che vorrei dirvi, è che dobbiamo tornare a fare paura». È questo il messaggio ai militanti lanciato ieri sera, 18 luglio, da Giancarlo Giorgetti alla Festa della Lega di Albizzate e Sumirago. Guarda il video:
Il messaggio di Giorgetti
In una festa dove il malumore della base è evidente già dagli allestimenti (soltanto bandiere padane e della Lega Lombarda, immagini di Umberto Bossi e nemmeno uno striscione con il simbolo della “Lega Salvini Premier”), erano attese le parole del ministro dell’Economia per indicare la via a un popolo disorientato e preoccupato dal vertiginoso calo di consenso nei sondaggi.
Giorgetti, sul punto, è stato chiaro: «Dove vogliamo andare? Noi vogliamo l’autonomia, ed è ciò che ci differenzia da tutti gli altri». Senza dimenticare le origini: «Noi veniamo da una terra e da un popolo: se uno si stacca da queste radici perde l’elemento fondamentale per coltivare il sogno. Per questo la Lega non può e non deve cambiare». Con una condizione che ha definito inderogabile: «Per ottenere quello che vogliamo la Lega, cosciente di quello che è e di quello che vuole, deve fare paura agli altri».
Romeo e Molteni
Poco prima di lui, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo non ha nascosto il momento di difficoltà. «Serve la capacità di unire sempre di più la classe dirigente con la propria comunità. Perché un po’ di collante, negli ultimi tempi, lo abbiamo perso. E gli elettori ce lo stanno facendo capire». L’unico ad aver citato esplicitamente il segretario federale Matteo Salvini, invece, è stato il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni. E in una festa che negli addobbi sembra riportare alle Feste padane di trent’anni fa, ha voluto essere molto franco: «Essere orgogliosi della grande storia della Lega vuole dire anche non essere nostalgici del passato. La Lega è forte nel momento in cui sa capire e intercettare le sfide del futuro». Non solo autonomia e federalismo, dunque, ma anche «il contrasto all’immigrazione clandestina e la difesa della sicurezza».
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