Per grazia ricevuta. Dalla politica

bottini grazia politica
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio

di Gian Franco Bottini

La “grazia” (una  stretta prerogativa del Capo dello Stato) viene definita come un atto di clemenza individuale che cancella o riduce una pena definitiva, senza comunque cancellare  né il reato connesso né la colpevolezza del soggetto beneficiario del provvedimento.

Pur essendo chiara ed evidente la volontà costituzionale di rispettare e non scalfire l’autonomia e le prerogative degli organi di Giustizia nasce, inevitabilmente, la domanda su cosa si  possa  basare la decisione inappellabile del Presidente della Repubblica (soprattutto nel momento della valutazione delle possibili attenuanti) per garantire l’equità di trattamento che uno Stato di diritto come il nostro deve assicurare, pur di fronte a situazioni sostanzialmente diverse fra loro.

La Corte, con un facilmente ipotizzabile grande sforzo interpretativo dello spirito Costituzionale, solo nel 2006,  ha affrontato questo interrogativo e indicato il metro di misura nell’esistenza di  “straordinarie esigenze di natura umanitaria”, senza comunque voler intaccare l’indipendenza di giudizio del Capo dello Stato.

Fino a qualche anno fa l’argomento “grazia” è sempre stato trattato con molta attenzione (potremmo dire con delicatezza) sia dai media che dalla politica, pur essendo da catalogare nell’ordine delle migliaia i casi sottoposti all’attenzione di chi di dovere e questo poteva essere interpretato come un atteggiamento di rispetto,  per l’esclusività in materia della più alta carica dello Stato.

Anche l’appropriarsi dell’argomento da parte del cinema con un consigliabile film di Sorrentino (La grazia 2025) aveva avuto il pregio di sottolineare la delicatezza dell’argomento e le profonde implicazioni  personali di chi, coinvolto nei passaggi decisionali, si trova a dover valutare con la propria sensibilità e coscienza, problematiche che vanno ben oltre il freddo esame del caso specifico interessato.

Solo recentemente il tema “grazia” è diventato materia di scontro politico perdendo quella sacralità che, a volte con fatica, veniva riconosciuta ai temi di competenza della massima figura istituzionale, diventando oggetto di quel ciarpame politico-mediatico che precede le campagne elettorali e, nel caso specifico, anche la scadenza della Presidenza della Repubblica.

Questo cambio di registro ha avuto, a nostro modesto avviso, la sua” boa di virata” in occasione della “grazia Minetti” dove molti si stanno ancor oggi interrogando quali siano state le esigenze umanitarie così straordinarie che ne hanno determinato l’esito finale. Una domanda che l’opinione pubblica ancora si pone ma che nessuna forza politica ha voluto approfondire, preferendo infrangere quella ipotetica sacralità della quale abbiamo parlato, per farne, basandosi su fatti più recenti, uno dei tanti argomenti di caciara pre-elettorale.

E così ci è dato di assistere alle iniziative di un Ministro della Giustizia, con qualche ambizione di carriera, operare una specie di maldestro strappo istituzionale, andando ben oltre le proprie attribuzioni. Uno strappo, a suo dire, poi chiarito con una sua dichiarazione che assicurava che “sulla grazia decide il Presidente Mattarella”, come se la Costituzione non fosse già chiara  e ci volesse il suo chiarimento/assenso in proposito. Detto alla veneta “xe péso el tacon del buso!”

E assistiamo anche agli sproloqui di  eminenti rappresentanti della stessa maggioranza (Salvini in primis) che, maneggiando la “grazia” come una clava correttiva della malagiustizia, tradiscono la loro scarsa conoscenza della nostra Costituzione, se non si volesse dire l’arrogante voglia di rivalsa per una recente sconfitta referendaria in materia di giustizia o ancor più il fiato sul collo del camerata Vannacci. E ancor più Taiani, che secondo il suo costume un giorno “taja” e l’altro “medega”, che afferma che la  domanda di grazia per il gioielliere delle cronache odierne  è doverosa ma che la cosa è prerogativa del Presidente e non certo della politica. Lapalissiano, come dire che il fuoco brucia.

Tirando un po’ le somme pare proprio che con sullo sfondo di una nuova legge elettorale (con annesso surrettizio premierato) e ancor più in vista dell’elezione del futuro Capo dello Stato,  a più d’uno passi per la testa che sul cammino di quest’ultimo in carica, qualche dosso vale la pena di metterlo.

bottini grazia politica – MALPENSA24

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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