VISTO&RIVISTO Odissea e lo spazio

minchella nolan odissea

di Andrea Minchella

VISTO

ODISSEA, di Christopher Nolan (Stati Uniti- Regno Unito 2026, 173 min.).

Nolan supera sé stesso. E forse, in parte, si perde. Ma il regista britannico tiene il punto e realizza una pellicola gigantesca in cui lo spazio diventa cifra stilistica e sostanziale di un viaggio tanto classico quanto moderno. Il poema di Omero diventa per Nolan un pretesto drammaturgico per sviluppare una costruzione monumentale di immagini e luoghi che si fondono per restituire agli spettatori una sorta di esperienza sensoriale senza precedenti. Scenografie dilatate che inglobano le vicende di Odisseo e dei suoi compagni nella guerra e nel tentativo di tornare a casa.

“Odissea” è il primo lungometraggio in assoluto ad essere filmato interamente con cineprese IMAX che danno, quindi, una qualità visiva e una peculiarità nei dettagli che rende la pellicola un’opera d’arte visiva unica. Peccato che in Italia le sale in grado di proiettare la pellicola come è stata girata sono meno di dieci, e dunque lo sforzo disumano e primo nella storia di un regista che sa fondere perfettamente innovazione tecnologica e potenza della sceneggiatura viene sprecato e ridimensionato in una proiezione sempre di alto livello ma non ugualmente suggestiva e totalizzante così come è stata pensata, progettata e realizzata dal regista di “Oppenheimer”.

Nolan per stigmatizzare i luoghi di “Odissea” decide, come spesso ha fatto per i suoi lavori precedenti, di girare “sul campo” e non nei giganteschi teatri di posa che avrebbe potuto utilizzare al meglio. Posti straordinari come Ait-Ben Haddou in Marocco, Castello di Modone, spiaggia di Voidokilia, Grotta di Nestore in Grecia e Lipari, le Isole Eolie, Vulcano, Basiluzzo, Panarea, Pietra del Bagno e Favignana sono diventati preziosi e unici “set” dove Nolan ha potuto dare vita alle sequenze che compongono come tasselli di un mosaico la pellicola scenografica e potente che vede Odisseo prima impegnato nell’ assurda e violenta guerra di Troia, poi nell’insidioso e travagliato tentativo di tornare ad Itaca da sua moglie Penelope e suo figlio Telemaco.

La bravura indiscussa del cast, a partire dal corporale e centrato Matt Damon nei panni di Ulisse, si struttura grazie alle scenografie tridimensionali ed esaltate dalla tecnica IMAX trasformando il classico di Omero in un viaggio profondo nei meandri più nascosti di un animo combattuto e complicato come è stato quello di Odisseo. La guerra e il viaggio diventano mitografia paesaggistica dell’isolamento e del ritorno. Il Cavallo di Troia assume il significato della moderna bomba atomica. Odisseo e Oppenheimer sono due figure complesse che hanno molto più in comune che due pellicole a loro dedicate dirette da uno dei registi più influenti e creativi della storia del cinema moderno. Due eroi che portano sulle spalle la responsabilità e la sofferenza delle loro scelte e dei loro destini. Due uomini che cominciano il loro viaggio convinti e forti, e lo finiscono stremati e pieni di dubbio. Nolan apre un ponte con il fisico che ha realizzato la bomba atomica, e chiude il viaggio con questo “Odissea” cucito addosso al fisico possente e sofferente di Matt Damon in grado di reggere tutta la grandiosità scenica della pellicola.

La sceneggiatura, scritta da Nolan, tiene conto della versione in lingua inglese del poema di Omero da parte della traduzione della grecista e latinista Emily Wilson. La sua freschezza addolcisce una sceneggiatura equilibrata e puntuale che accompagna quasi armoniosamente la potenza esasperata delle immagini costruite meticolosamente da una troupe enorme. Nonostante ciò le imprecisioni tra il poema e il film sono parecchie ma, come sottolinea lo stesso Nolan, il film non è una traduzione, ma un’esperienza soggettiva e artistica. Quindi, dimenticate i versi studiati a scuola e affidatevi completamente alla maestosità drammaturgica dell’autore inglese.

Concludendo, se mi chiedete se mi è piaciuto vi risponderei che Nolan va visto a prescindere e che un giudizio sarebbe forse superfluo. Aggiungerei, però, che su questo tema ho apprezzato moltissimo un piccolo capolavoro dell’anno scorso: “Itaca, Ritorno a Casa”, del talentuoso Uberto Pasolini.

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RIVISTO

IL CAVALIERE OSCURO, di Christopher Nolan (The Dark Night, Stati Uniti- Regno Unito 2008,153 min.).

Un eroe moderno pieno di incertezze e lati oscuri raccontato da un innovativo Nolan che è riuscito a rielaborare sapientemente un simbolo troppo spesso stereotipato e banalizzato. Bale magistrale nel sequel del capostipite “Batman Begins” della trilogia leggendaria che stigmatizza per sempre uno dei super eroi più famosi della storia pop del fumetto americano. Uno di quei film che non invecchiano mai. Epico.

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