Nazionale, il balletto del commissario tecnico

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Leonardo e Paolo Maldini

Malagò, Maldini e Leonardo: il progetto per rilanciare, o rifondare, la Nazionale di calcio dopo tre esclusioni dai Mondiali di calcio è partito male. Anzi malissimo. Ci potremmo spingere a dire che è già fallito. 

Giovanni Malagò appena eletto presidente della Figc ha pensato di fare una scelta per coprirsi le spalle: nominare Paolo Maldini direttore tecnico e dare al brasiliano Leonardo il ruolo di advisor. Ruoli praticamente inventati, anche inutili a voler ben vedere, che servono più che altro al presidente a auto-tutelarsi. In caso le cose vadano bene è stato bravo nelle scelte, viceversa ci sono dei colpevoli.  

Maldini che prima di accettare l’incarico federale ha voluto garanzie di libertà di operato. E la sua scelta, in accordo con Leonardo, è stata quella di puntare su Andrea Pirlo come commissario tecnico. Appena la notizia è trapelata c’è stata quasi una sollevazione popolare: no, Pirlo no. Per carità! Il corriere.it ha lanciato un sondaggio su chi la gente vorrebbe come c.t.. Bene su quasi diecimila votanti il 43,4% ha scelto Ancelotti, il 36,9% Conte, l’11,4% Mancini. Pirlo? 8,3%, così per dire. 

Il bresciano è stato un grande campione da calciatore, ma come tecnico è un mezzo disastro: quarto posto con la Juventus campione d’Italia (con vittoria di Coppa Italia e Supercoppa Italiana), esonerato in Turchia dal Fatih Karagümrük, settimo con la Sampdoria in Serie B nell’anno in cui i blucerchiati puntavano alla promozione, esonerato l’anno dopo. L’ultima panchina, quest’anno, con lo United Fc, serie B degli Emirati Arabi Uniti. Qui Pirlo ha vinto il campionato. Avessi detto.

Eppure Maldini, e Leonardo, stravedono per Pirlo. Viene da dire che i casi sono due: o hanno doti divinatorie, o sono molti, ma molto, amici. Essendo in Italia viene molto più facile propendere per la seconda ipotesi.  Pirlo che non piace tanto neppure a Malagò (ma vale la stessa regola, se le cose dovessero andare male la scelta non è stata sua). 

Malagò, per provare a mettere una pezza (di fatto sconfessando già il loro operato e le loro scelte), spedisce il duo in Spagna nel tentativo di convincere Pep Guardiola. Più che altro per potere dire “noi ci abbiamo provato”. L’allenatore spagnolo gentilmente ringrazia e declina. Del resto mica è fesso. Fenomenale in panchina, uno dei tecnici più vincenti di sempre, innovatore, geniale… mettete tutti gli aggettivi che volete però alla base c’è un fatto: le sue squadre hanno sì vinto, ma sono costate miliardi. Qualcuno ha sempre provveduto a comprare il meglio in assoluto sul mercato. Certo, anche saper convincere un presidente a spendere è una dote di un grande tecnico. Ma in Nazionale questo giochino non lo puoi fare. Non puoi comprare uno straniero. Magari puoi italianizzare qualcuno, ma anche tra questi calciatori non ci sono fenomeni. Insomma, Pep si sarebbe trovato costretto a lavorare con giocatori mediamente scarsi. E lui non è abituato a questo. 

Incassato il prevedibile “no grazie” il duo “rinascita” ha la brillante idea di presentarsi davanti ai presidenti di Serie A parlando di un progetto decennale. Fuori da ogni logica. Ma chi nel mondo dello sport, e ancora più nel calcio, accetta a priori un progetto decennale? Ma dai, siamo seri, chi firma questa “cambiale”? 

I “rifondatori” a questo punto rilanciano la candidatura di Pirlo. Leonardo: “Abbiamo le idee chiare (meno male, ndr). Cerchiamo un allenatore che ragioni come la direzione tecnica, ovvero come noi. Ci sono tanti tecnici che possono essere vincenti, noi cerchiamo la sintonia, un’armonia di pensiero tra l’allenatore e la direzione tecnica. Noi siamo qui per dare la linea”.

Poi c’è quel fatto strano che Maldini, pur avendo già compiuto 58 anni, un’età quasi da pensione in una società all’avanguardia, sembra sempre che abbia bisogno di un tutor. Di una stampella. Al Milan, da dove è stato mandato via abbastanza in malo modo tre anni fa, era sempre Maldini&Massara, quasi fosse un’unica persona. Adesso in Nazionale la storia si ripete con Maldini&Leonardo. Eppure Maldini ha un curriculum infinito e unico. In Nazionale ha giocato 126 partite, di cui 74 come da capitano; nel Milan che ha dominato il mondo, ha giocato 902 partite, di cui circa 420 con la fascia al braccio. Strano accetti una situazione così.

Nel frattempo la Francia ha scelto Zinedine Zidane, la Germania Jurgen Klopp. In Italia non mancano solo giocatori di grande livello. 

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