SAMARATE – «Mi compro un bosco». Un anno fa, fece molto discutere – e la notizia spopolò sul web – la scelta controcorrente di Eliseo Sanfelice, amministratore della “Bacheca civica di Samarate” e battitore libero della politica locale. Dodici mesi dopo, un messaggio ricevuto in privato su Whatsapp lo ripaga di quella bizzarra decisione: «Ciao, che meraviglia il tuo bosco nel calare della sera».
La teorie delle finestre rotte
Già, perché quella vegetazione incolta ma ben tenuta nella zona di Verghera, balza all’occhio rispetto a molte altre aree della città in cui l’abbandono dei rifiuti e il degrado sembrano avere il sopravvento. «Questo dimostra che un bosco curato e vigilato dà le sue soddisfazioni», dice Sanfelice. «Questo può essere utile all’amministrazione comunale su come ci si debba approcciare a un bosco: amarlo, pulirlo e vigilare. Togliere subito i rifiuti fa sì che gli abbandoni siano sempre meno. Perché rifiuti portano altri rifiuti. È la teoria delle finestre rotte».
Il bosco di Sanfelice
Sanfelice perfezionò dal notaio l’acquisto dell’appezzamento di terreno lo scorso luglio. Un bosco dentro il territorio del Parco del Ticino, è un impegno più gravoso che altrove, ma soprattutto una scelta anti-economica che difficilmente si trasformerà in un investimento redditizio. Ma lui spiegò: «Farsi direttamente carico di un pezzo di terra totalmente destinato agli alberi, agli arbusti (e agli animali che ad essi fanno riferimento) è un investimento in ossigeno, in aria pulita per tutti; è uno stop a qualsivoglia idea di sfruttamento futuro a fini economici. E’ un gesto di gratuità a vantaggio del territorio e della salute dei suoi abitanti e dei suoi fruitori».
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