Peppino Cerutti sfiorato da “Terre pulite”, il giorno dopo a Borgomanero

Borgomanero Cerutti indagine Dda
Giuseppe "Peppino" Cerutti respinge tutte le accuse che lo coinvolgono nell'inchiesta "Terre Pulite"

BORGOMANERO – A ventiquattr’ore dalla notizia del coinvolgimento di Peppino Cerutti nell’inchiesta della DDA di Torino, la città di Borgomanero si interroga su una vicenda che ha fatto immediato scalpore per il peso politico e storico del personaggio. L’ex parlamentare ed ex primo cittadino risulta infatti indagato a piede libero nell’ambito della maxioperazione “Terre pulite”.

L’accusa e la replica di Cerutti

A carico di Giuseppe “Peppino” Cerutti è stato emesso un avviso di garanzia con l’ipotesi di reato di concorso in trasferimento fraudolento di valori. Gli accertamenti della magistratura si concentrano in particolare sul presunto ruolo da lui svolto nella cessione della società Cave di Romagnano.

Raggiunto dalla misura, l’ex deputato (88 anni, classe 1938) ha respinto le accuse, negando ogni addebito e dichiarandosi del tutto estraneo ai fatti contestati.

Il contesto dell’operazione “Terre pulite”

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino e scattata a luglio 2026, ha portato all’arresto di 8 persone tra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola. Al centro dell’inchiesta vi è un presunto sistema criminale riconducibile a ramificazioni della ‘ndrangheta, nello specifico legate alle cosche Morabito-Palamara-Bruzzaniti, dedito al traffico illecito di rifiuti, estorsioni, usura e intestazione fittizia di beni.

Cinquant’anni di politica tra Borgomanero e Roma

La notizia non è passata inosservata per la statura pubblica di Cerutti, che nonostante l’inevitabile declino dovuto al trascorrere del tempo, continua ad essere una figura di primo piano delle istituzioni locali e nazionali.

Entrato in politica sotto la guida di Franco Nicolazzi, cofondatore e segretario del PSDI oltre che ministro dei Lavori Pubblici, Cerutti fu prima sindaco di Borgomanero negli anni Settanta e poi consigliere regionale del Piemonte dal 1980 al 1990.

Passato poi al PSI nel momento di maggior fulgore di Bettino Craxi, con il partito del garofano arrivò in Parlamento, eletto alla Camera dei Deputati dal 1992 al 1994, periodo in cui ricoprì anche la carica di presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici di Montecitorio.

Chiusa la parentesi romana, nel 2002 venne nominato alla presidenza della Sitaf, la società del Traforo del Frejus, rimanendo al timone dell’ente per quindici anni, fino al 2017.

Il peso politico locale

Anche nella Seconda Repubblica Cerutti non ha mai abbandonato la scena cittadina. Rientrato in Consiglio comunale a Borgomanero nel 2002, ha ricoperto l’incarico di vicesindaco dal 2007 al 2009, confermandosi negli anni un regista fondamentale per il centrodestra locale.

Il suo legame con l’amministrazione comunale si è proiettato fino ai giorni nostri.

Il sindaco in carica Sergio Bossi è infatti storicamente e politicamente legato a Cerutti, tanto da averlo nominato nel 2017 durante il suo primo mandato come consigliere esperto e speciale del sindaco a titolo gratuito, inserendolo nel proprio staff per gestire dossier amministrativi complessi (scelta che ricalcava quanto già fatto dal precedente sindaco Anna Tinivella).

L’iscrizione del suo nome nel registro degli indagati dell’operazione antimafia segna ora un passaggio particolarmente delicato per la comunità e per gli assetti politici del territorio.

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