Gucciniani che non ti aspetti: Angei e Maroni (in un video) cantano La locomotiva

Stefano Angei e Bobo Maroni

VARESE – I gucciniani che non ti aspetti. Stefano Angei e Bobo Maroni, in un video registrato nel 2017, cantano La Locomotiva. Il documento è stato “tirato fuori” dal cassetto dal consigliere comunale Angei e pubblicato, con una sua lettera in ricordo del Maestrone, sul blog Il Bobo.

Guccini, la Lega e il leghismo

Non vi è alcun dubbio che tra Francesco Guccini e la Lega vi sia una distanza politica siderale. Non sta certo a noi ricordarlo, basta andare a vedere certi video in cui Guccini parla, negli ultimi tempi, di Salvini (anche se pure lui cantava le sue canzoni). Ma se la distanza dalla Lega è cosa assodata, non si può dire quale fosse il divario tra alcune idee di Guccini e un certo leghismo. Perché una cosa è la Lega. Quello, ad esempio, legato al territorio che uno non solo abita, ma vive. Una canzone su tutte, ad esempio: Emilia.

Il Maestro la scrisse e la cantò con Gianni Morandi e Lucio Dalla, tre uomini emiliani fino al midollo. Un brano che tira fuori l’essenza di quella “metà” della regione che è l’Emilia. Rendendo immortali le radici del popolo emiliano (nella canzone si parla degli emiliani come fossero un popolo) e consacrando, elevandoli, alcuni caratteri distintivi che nella chiacchiera popolare sono diventati luoghi comuni. Quell’Emilia che per i leghisti leghisti è un pezzo di Padania. Ora, non che il trio Guccini-Morandi-Dalla volesse strizzare l’occhio ai padani, ma quei versi sul Carroccio non saranno certo suonati lontani.

E forse per questo e per tante altre ragioni (che non indaghiamo qui) che molti leghisti, non troppo di nascosto, suonano e cantano Guccini. Certo, sanno bene che non è uno di loro, anche se quel germe libertario che ha percorso con costanza tutta la vita di Francesco Guccini ha il suo perché nel mondo leghista. Certamente per Bobo Maroni e forse, visto il video e letta la lettera, anche per Angei.

La lettera ricordo di Angei

La scomparsa di Francesco Guccini segna la fine di un’epoca. Un tempo fatto di cultura, di parole che forse, anzi, sicuramente valevano più degli accordi sulle quali venivano adagiate. Non parole vane, gettate a caso sul foglio bianco, ma parole dense di un significato preciso, profondo.

Inutile citare tutti i capolavori del “Maestrone” sarebbero tanti, troppi uno per ogni occasione, uno per ogni momento importante della vita di chi, come me, ha scelto Guccini come colonna sonora.

Mi ricordo benissimo dov’ero l’11/11/2011, ero al palazzetto di Varese, avevo 14 anni e ho avuto la fortuna di poter assistere al suo ultimo concerto nella città giardino. Mi ricordo che, prima di partire con Canzone per un’amica, impugnando la chitarra e posizionando le dita per partire con l’accordo di La maggiore, Guccini si era divertito a fare un bel siparietto sulla Lega – occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire – Guccini è entrato di diritto nel novero dei poeti italiani del 900, i suoi testi sono armoniosi anche senza musica, vogliono trasmette qualcosa, che sia la rabbia sociale, fino a un amore, ma mai banale, mai scontato. Spero che le nuove generazioni possano avvicinarsi a lui tramite i libri di testo, dove mi auguro, riceverà lo spazio che merita. Oggi l’Italia si impoverisce, sono certo che, se Guccini non fosse stato un modenese, trapiantato a Pavana, ma magari un americano, avrebbe di certo vinto un Nobel. Poco male, Varese gli ha consegnato il premio Chiara nel 2010.

Grazie Maestro, grazie per quello che ci hai dato e per l’immenso patrimonio che ci hai lasciato.Se ne va un grande Poeta, che utilizzava la poesia con la musica e che ci ha insegnato che, alla fine, gli eroi non sono tutti giovani e belli!

maroni angei lega guccini – MALPENSA24
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