PIEDIMULERA – Mentre il fumo degli incendi torna a farsi denso tra i boschi dell’Ossola – colpendo duro i territori tra Piedimulera, Pallanzeno e Calasca Castiglione – sulle piattaforme social si è scatenata una tempesta parallela, fatta di accuse, polemiche e ricostruzioni da tastiera. Un copione purtroppo già visto, che in queste giornate di metà agosto rischia però di distorcere una realtà drammatica e complessa.
Le polemiche sulla rete
Nei gruppi Facebook e nei commenti su Instagram, la frustrazione dei residenti si è trasformata in un atto d’accusa puntato contro i soccorsi. Il sospetto più diffuso parla di un presunto ritardo nell’invio dei mezzi aerei: secondo molti utenti, l’impiego massiccio dei Canadair e degli elicotteri pesanti come l’Erickson S64 sarebbe arrivato con colpevole lentezza, solo quando le fiamme hanno minacciato da vicino le abitazioni e le frazioni più esposte, come San Giuseppe.
A questo si aggiungono i dubbi sulla prevenzione tecnologica – «Abbiamo satelliti e telecamere, com’è possibile non fermare subito un focolaio?» è il ritornello più gettonato – e le tensioni legate alla gestione delle pre-evacuazioni, con discussioni animate sui social anche sulla sorte degli animali domestici e d’allevamento lasciati o messi in sicurezza nelle fasi di emergenza.
La realtà del campo: vento, roccia e pericoli
A smontare la narrazione della “macchina in ritardo” ci pensano però i fatti e le condizioni estreme in cui operano le squadre a terra e in volo. L’Ossola è stretta nella morsa di una siccità record e di temperature roventi, esacerbate da raffiche di vento che trasformano piccole scintille in pareti di fuoco in pochi minuti.
Inoltre, gran parte dei roghi – innescati anche dai fulmini delle scorse settimane – si sviluppa su versanti rocciosi, ripidi e inaccessibili, dove le squadre di terra dei Vigili del Fuoco e dei volontari AIB non possono arrivare se non rischiando la vita. Un rischio reale, testimoniato anche dal recente ribaltamento di un mezzo dei Vigili del Fuoco impegnato nelle operazioni.
L’intervento del sindaco di Macugnaga: «Sforzo senza precedenti»
A rimettere al centro della discussione l’impegno istituzionale e tecnico è Stefano Candiani, sindaco di Macugnaga, territorio vicinissimo all’area colpita e da sempre attento alle dinamiche della montagna.
Candiani spegne le polemiche da tastiera rinnovando «il massimo apprezzamento e la profonda gratitudine per l’impegno messo in campo in queste ore da tutti i volontari del soccorso antincendio, dai Vigili del Fuoco, dal personale della Protezione Civile e dalle amministrazioni che a vario titolo si stanno battendo per contrastare le fiamme».
Il primo cittadino ha voluto verificare personalmente il quadro con i vertici dei soccorsi: «Posso confermare, anche a seguito dei dati confrontati direttamente con il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, l’ingegner Lorusso, che l’impegno spiegato sul territorio è il massimo possibile in relazione a una situazione pesantissima che non sta piegando solo il Piemonte, ma l’intera penisola».
«Presenza fissa di Canadair, ma prioritarie le vite»
Candiani chiarisce anche la gestione delle risorse aeree, tema caldissimo sul web: «Abbiamo ottenuto la presenza fissa di elicotteri e Canadair, fondamentale e indispensabile per contenere i fronti di incendio nelle zone più impervie delle nostre montagne. Purtroppo bruciano boschi in tutta Italia in un contesto che ha pochissimi precedenti storici. Gli interventi vengono prioritariamente indirizzati e contenuti a partire dalle situazioni in cui il rischio per la vita delle persone è maggiore».
La conclusione del sindaco di Macugnaga è un richiamo al pragmatismo e al rispetto per chi lavora al fronte: «Purtroppo la situazione è estremamente complessa. Ma più di quello che si sta facendo oggi, sul piano operativo e umano, non si può fare: almeno finché il meteo non concederà una tregua con la pioggia o la situazione non migliorerà nel resto del Paese».
