La chiusura del cerchio. È tempo di tornare al punto di partenza. Nouadhibou dista da Nouakchott 600 chilometri e quasi nove ore di minivan. Prima della partenza, assistiamo a un carico speciale: sul portapacchi stivano sacchi di carbone a fare da fondo e ben quindici capre vive, insacchettate con fuori la testa, oltre a un numero imprecisato di pacchi da consegnare a destinatari lungo la rotta.
Il mezzo, in assetto di partenza, con seggiolini mobili aggiunti per far posto a un paio di passeggeri in più, sembra essere passato sotto le mani di un esperto meccanico di tuning. Tra gli pneumatici e la carrozzeria c’è solo un filo d’aria. La distanza dal suolo ricorda le Formula 1 ai tempi delle minigonne. In realtà non si tratta di una soluzione aerodinamica. L’assetto è dettato dall’eccessivo peso e dagli ammortizzatori spompi. Ma va bene così. Nel nostro viaggiare attraverso il Sahara abbiamo imparato a diffidare di ciò che appare e ad affidarci all’esperienza di questi homme de sable. Si parte quando il sole è già alto e scotta e si arriva quando la sera ha già preso l’abbrivio.
Un piccolo hotel con piscina sarà il nostro buen retiro di fine viaggio. Abbiamo davanti un paio di giorni da spendere tra i mercati della capitale, i ristoranti all’aperto per vivere i Mondiali con i mauritani e approfondire la nostra conoscenza della loro cucina. Tempo da lasciar scorrere lento e far depositare dentro di noi le immagini e le emozioni di una terra per lo più coperta dal deserto, ma che ha tanto da raccontare all’anima di chi la visita.
Il Marché aux poissons – Il mercato del pesce
È lungo e assolato il viale che porta al mercato del pesce: una striscia di catrame e polvere sulla quale formicolano uomini, taxi, motocarri e auto. L’odore dell’Atlantico e quello del pesce di tanto in tanto invadono l’aria e ci accolgono. Arriviamo al mattino, quando il sole deve ancora far sentire la sua morsa di calore, eppure la filiera ittica mauritana dà l’impressione di essere in movimento da parecchie ore.
La spiaggia è invasa da gruppi di mauritani che vendono pesce stivato in vecchi e arrugginiti frigoriferi a pozzo colmi di ghiaccio e di pescato. A riparare gli ambulanti dal sole tende improvvisate e qualche ombrellone che ha visto giorni e colori migliori. Una distesa di barche colorate spiaggiate e un numero indefinito di imbarcazioni segnano l’orizzonte tra le onde dell’oceano color verde bottiglia.
Qui possiamo assistere alla battaglia dei pescatori in acqua e al complicato tentativo di conquistare la riva con il pescato. Quando la barca tocca la spiaggia, gruppi di uomini e ragazzini corrono per aiutare a scaricare il pesce e portarlo in casse, sacchi o su carrelli in cima alla spiaggia. Qui c’è una grande costruzione in muratura con banchi dove altri mauritani lavorano il pescato: lo squamano, lo sviscerano, lo puliscono e ne fanno filetti. Tutto attorno si aprono antri bui pieni di frigoriferi ronzanti che congelano la materia la prima.
Vedere la velocità delle mani che maneggiano coltelli per pulire il pesce e il movimento che sembra eterno di uomini che spostano la merce e altri che acquistano è uno spettacolo. Purtroppo, molte immagini le abbiamo dovute registrare solo nella nostra mente. I mauritani al lavoro al mercato del pesce non amano essere ripresi nella loro attività quotidiana.
Le marché aux chameaux – Il mercato dei cammelli
Di quelli visitati, il mercato dei cammelli è certamente quello più curioso. Il mercato dista un pugno di chilometri dalla capitale, dove il Sahara si apre subito dopo l’ultimo abitato. Non ci sono banchi e non c’è altra merce. Solo un immenso spiazzo dove non si contano i cammelli presenti. Che poi sono dromedari, ma che i mauritani chiamano chameau. Tra gli animali, che indolenti e ruminanti osservano quanto accade attorno a loro, ci sono gruppi di mauritani, cammellieri e clienti che contrattano il prezzo e soppesano le qualità dei cammelli oggetto della vendita.
Per tutto il tempo che siamo rimasti al mercato dei cammelli non siamo riusciti a capire la logica e, ammesso che ci fosse, l’ordine delle cose. È rimasto oscuro il motivo per cui alcuni gruppi di animali erano liberi (non di muoversi), mentre altri erano rinchiusi in recinti fatti con pali di legno, tutt’altro che in bolla, e che davano la sensazione di attendere un soffio di vento per trovare una scusa per cadere.
Il marché Capitale – Il mercato Capitale
Lo dice la parola “Capitale”: è il mercato più grande e vivace di tutta Nouakchott. Ci si perde tra i banchi e i tessuti della zona coperta. Qui sono i colori degli chèche – i copricapi -, dei boubou – il vestito tipico degli uomini -, o delle stoffe a rapire i nostri occhi. Oltre a uno smisurato quantitativo di chincaglierie che si succedono tutte uguali. Impossibile capire perché i mauritani scelgano di fare acquisti a una bancarella piuttosto che all’altra.
Giriamo a zonzo, richiamati dagli ambulanti che ci vogliono vendere la loro merce, qualsiasi cosa sia. E dalla zona delle stoffe usciamo tra le strade polverose fiancheggiate da banchi o garage che si aprono e strabordano di verdure, legumi, arachidi contenuti in grossi sacchi o già confezionati in pacchetti più piccoli e impilati. Ovunque c’è gente, ovunque c’è chi tira un carretto, chi guida una motoretta facendo slalom tra chi va a piedi, chi carica e scarica merce. Ovunque c’è vita. Anche nell’area destinata alle macellerie.
Qui vita, sangue e morte si mischiano senza scandalo. Sui banconi di legno invasi dalle mosche, si tagliano i quarti di capre, manzi o cammelli. La carne è appesa a ganci da macellaio, non ci sono celle frigorifere, o, per lo meno, se ci sono sono collocate altrove. I mauritani osservano, al banco, indicano il desiderata e attendono che il taglio venga confezionato.
Il video reportage – parte quarta
Playlist del viaggio
I video qui pubblicati li potete anche vedere abbassando il volume di voiceover e musica e mettendo in loop la playlist che trovate qui sotto per viaggiare senza muovere un passo.
- Rotolando verso Sud – Negrita
- Out of time man – Mano Negra
- Peligro – Mano Negra
- Sous le soleil de Bodega – Les Négresses Vertes
- Skaravan petrol – Casino Royale
- Face à La Mer – Les Negrésses Vertes
- Corto Maltese – Mau Mau
- Finisterre – Mau Mau
- El Sur – Mano Negra
- El Viento – Manu Chao
