VISTO&RIVISTO Hokum, tanto rumore per nulla

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di Andrea Minchella

VISTO

HOKUM, di Damian McCarthy (Irlanda- Emirati Arabi 2026, 107 min.).

Sulla scia di film come “Backrooms” e “Obsession” esce al cinema questo “horror” europeo che tanto ha puntato sull’aspettativa e su di un marketing suggestivo e massiccio. “Hokum” da qualche mese ha invaso social di tutti i tipi e cinema di ogni città con spaventosi “trailer” ‘proiettati prima dell’inizio di un film. L’immagine diffusa dalla produzione che ha stigmatizzato il film diretto da Damian McCarthy ritrae una faccia inquietante con occhi luccicanti e un paio di orecchie da coniglio posticce. Quel volto terrificante ha polarizzato per giorni l’attenzione di migliaia di ragazzi che, dunque, aspettavano con ansia l’uscita della pellicola.

Già guardando quella “creatura” si poteva immaginare a cosa si stava per assistere. E così ho deciso di dare anche io una “chance” al bravo e giovane regista irlandese. McCarthy fino ad oggi si è fatto conoscere per lavori essenziali, abbastanza originali, grondanti di Irlanda e basati su una giusta dose di paura e suspance.

Con “Hokum” il regista di Cork alza il tiro e realizza un film destinato a circolare in tutto il mondo con una potenza produttiva e distributiva triplicata rispetto ai suoi precedenti lavori. Ma questo salto di qualità, in certi casi obbligato, non sempre funziona poiché gestire un film importante richiede spesso una capacità creativa superiore che non sempre si riesce a possedere in così poco tempo. “Hokum” non fa eccezione.

Il film è ben fatto e mantiene un ritmo abbastanza serrato per tutta la sua durata. La fotografia così come la musica vengono sapientemente adagiati su una storia abbastanza prevedibile e piena zeppa di “cliché” drammaturgici dell’”horror” alla Stephen King.

In “Hokum”, infatti, troviamo tutto quello che negli anni abbiamo visto nelle migliaia di pellicole che sono state realizzate per spaventare e metterci di fronte alle nostre paure e ai nostri segreti più nascosti. Nella pellicola trovano posto uno scrittore depresso che nasconde un segreto doloroso, un albergo malconcio in mezzo ad una foresta inquietante (irlandese), animali che si comportano in modo strano, e un luogo misterioso in cui tutti ti dicono di non andare e tu, ovviamente, fai di tutto per entrarci.

Lo scrittore Ohm Bauman, interpretato da un bravo Adam Scott (“Severance”) ma probabilmente poco adatto al ruolo di questo protagonista, si reca dopo molti anni in uno sperduto albergo in Irlanda per gettare tra quegli alberi abbastanza inquietanti le ceneri dei genitori defunti anni prima. Quel viaggio, un po’ onirico e un po’ mistico, lo getta in una sorta di alienazione anche grazie agli strani individui che lavorano nel sinistro albergo. La suite “luna di miele”, in cui molto tempo prima i genitori dello scrittore alloggiarono dopo il loro matrimonio, è chiusa e nessuno può entrarci. Così la curiosità di Ohm sale e il mistero con lei. Quando riuscirà ad entrarci farà, ovviamente, scoperte incredibili che lo riguardano e che lo mettono di fronte al suo passato doloroso e indicibile. I personaggi secondari si muovono indisturbati in uno scenario ben costruito ma già visto parecchie volte in pellicole del genere.

Come nei romanzi di King, la vicenda assume un significato alienante in cui tutto quello che accade di spaventoso e soprannaturale può essere anche frutto esclusivamente della mente contorta e dilaniata dal rimorso del protagonista.

Nulla però che non sia stato già scritto o realizzato su pellicola. La modalità di realizzazione risente di una massiva e preponderante grammatica convenzionale del genere. La storia viene filmata e restituita al pubblico confezionata perfettamente in una scatola capiente minuziosamente impacchettata con una carta regalo grigio notte e chiusa con un fiocco lucido e rigoglioso. Troppo rassicurante e poco innovativo. Peccato.

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RIVISTO

1408, dI Mikael Hafstrom (Stati Uniti 2007, 104/112 min.).

Dalla mente alienata di Stephen King, un film che regge perfettamente il confronto con il racconto breve dell’autore americano. John Cusack e Samuel L. Jackson ci accompagnano in un viaggio angosciante e claustrofobico dentro una stanza di hotel che gronda di sangue e di misteri in cui l’abisso si impadronisce della tua anima. Essenziale e barocco nello steso tempo.

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