Busto Alternativa boccia il co-capoluogo: «La sicurezza non è un privilegio di status»

Nicoletti, Forestieri e Gasparini

BUSTO ARSIZIO – «Più agenti di Polizia se Busto diventa co-capoluogo di Provincia? È una presa in giro. Usano la sicurezza come specchietto per le allodole». Non usa mezzi termini Ivan Forestieri, candidato sindaco di Busto Arsizio Alternativa, la lista lanciata dal Movimento Alternativo in vista delle elezioni amministrative del 2027, per bocciare l’ultima uscita del capogruppo della Lega Simone Orsi a favore della sua proposta di istituire il doppio capoluogo di Provincia.

La provocazione

«Ma quale capoluogo! Se bastasse cambiare la targa a una città per avere più forze dell’ordine, allora proponiamo subito di spostare la capitale d’Italia a Milano, così magari risolviamo i problemi di organico di tutto il Paese in un colpo solo – la provocazione di Ivan Forestieri, candidato sindaco di Movimento Alternativo a Busto Arsizio – scherzi a parte, continuare a raccontare ai cittadini che Busto Arsizio debba diventare co-capoluogo per poter aspirare a una Questura o a più agenti sul territorio è una presa in giro bella e buona. Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di tagli alla burocrazia e di abolizione delle province per ridurre i costi. Oggi invece assistiamo al film contrario: la politica cerca di riconquistare poltrone e visibilità riesumando il tema del co-capoluogo, usando la sicurezza come specchietto per le allodole».

La polemica

Per l’esponente di Busto Arsizio Alternativa però «la cosa più grave è che si sta facendo passare un principio del tutto distorto: la sicurezza NON è un privilegio legato allo “status” amministrativo di un Comune, ma un diritto fondamentale di ogni singolo cittadino, a prescindere dal fatto che viva in un capoluogo o meno. Le forze dell’ordine, gli uomini e le donne che lavorano nei nostri commissariati, non devono avere colore politico né dipendere dalle tessere o dai confini provinciali». E allora l’appello di Ivan Forestieri alla politica bustocca è chiaro e netto: «Basta propaganda e numeri buttati lì a caso. Se la politica vuole essere seria, tirasse fuori i dati reali degli ultimi 10 anni su Busto e su Varese: Quante persone sono state assunte? Quante sono andate in pensione e mai rimpiazzate? Quanti agenti sono stati spostati ad altre mansioni invece di stare in strada? L’assegnazione del personale – gestita da Prefetture e Ministero – va a fasi alterne: un anno mandano qualche risorsa in più a Busto, l’anno dopo a Varese. A dimostrazione che la provincia non c’entra nulla, c’entra la programmazione». E per Busto Arsizio Alternativa servono risposte: «È ora di finirla di condire le persone con i soliti slogan da giornale. Servono assunzioni vere, risorse concrete e rispetto per i cittadini, non nuove poltrone mascherate da “tutela del territorio”».

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