MARINA DI PIETRASANTA – Non c’è un successore di Matteo Salvini. Ce ne sono ben tre, ovvero i governatori Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, forse di più, perché il governatore della Lombardia ha aggiunto: «Anche qualche sindaco». E tutti insieme alla guida del rilancio del Carroccio.
All’appuntamento di oggi, giovedì 20 agosto, della Versiliana, Attilio Fontana e il segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo hanno di fatto lanciato il dopo Salvini, mettendo sul tavolo la creazione di una guida collettiva, composta da leghisti vicini al territorio che, insieme agli amministratori locali, in questi mesi hanno toccato con mano i malumori della base e la perdita di consensi. «Troviamo una soluzione – hanno detto – Siamo disponibili a ragionare prima di Pontida». Insomma, la volontà è arrivare sul pratone d’amore e d’accordo.
Il Capitano non si tocca
Durante la doppia intervista di Cesare Zapperi, giornalista del Corriere della Sera, in cui Romeo e Fontana hanno più volte punzecchiato Salvini, non sono mancati momenti di contestazione. Un gruppetto di salviani ha esposto un due asta (stile stadio) con scritto: «Il capitano non si tocca» e ha fatto partire un coro e fischi, liquidati con una punta di veleno da Romeo: «Poi siamo noi che vogliamo dividere il partito e distruggere la Lega».
Fatti più in là
Se Attilio Fontana, dopo l’uscita sul Corriere della Sera, “l’ha toccata piano”: «La nostra non è una lotta contro Matteo Salvini, ma una battaglia per ridare forza alla Lega»; Massimiliano Romeo è stato decisamente più ruvido: «Nel direttivo del 7 agosto, quando certamente qualcuno ha chiesto al nostro segretario federale di farsi da parte, noi gli abbiamo prospettato una possibile strada per tornare a parlare alla nostra gente e riconquistare il consenso nei nostri territori. Ora sta a Salvini, dopo la pausa estiva, venire a dirci cosa intende fare. Anche perché ci sono le elezioni politiche, che saranno fortemente polarizzate dalle leadership e, se non riusciremo a dare un senso di squadra, rischiamo di restare schiacciati». Infine Romeo, con una frase, ha riassunto il clima che si respira in casa Lega: «Più che le lacerazioni interne, oggi temiamo l’abbandono della gente e degli elettori».
Lessico leghista
Fontana e Romeo, per tutta l’intervista, oltre a rintuzzare le domande sul rapporto Lega-Salvini e sul futuro del partito, hanno battuto il ferro su una serie di temi leghisti. Entrambi hanno rilanciato la questione settentrionale, «che non è passata di moda ed è più attuale che mai»; hanno di nuovo parlato di una Roma che imbriglia i governatori del Nord (nonostante nel Consiglio dei ministri ci siano leghisti in abbondanza); hanno rivendicato i risultati portati a casa dai ministri del Carroccio. E hanno perfino tirato fuori l’autonomia e di un non mai dimenticato federalismo. Sistema che vorrebbero anche declinare nella riorganizzazione del partito con una Lega del Nord, una del Centro e una del Sud.
Fontana ha addirittura sfoderato l’orgoglio regionale: «Noi lombardi le cose riusciamo a farle nonostante Roma dreni persino le risorse dell’enorme residuo fiscale che abbiamo. Quindi quello che chiedo è di lasciarci liberi di fare e di “lombardizzare” anche molte altre regioni d’Italia» (applausi). «Del resto – ha concluso – non sono geloso, anche perché noi lombardi siamo diversi dagli altri» (qualche fischio).
