di Massimo Lodi
Dice Robi Ronza, storica anima ciellina, al Corriere della Sera: c’è prossimità, tra noi e questo Papa. Intende: agostiniano lui, agostiniani tanti di Comunione e Liberazione. Non solo. C’è analogo spirito missionario: un servizio all’uomo. Agli uomini. Specialmente agli ultimi uomini e alle ultime donne. Di loro, di periferie della terra e dello spirito, Prevost parlerà il 22 agosto, scendendo a Rimini con dolce/fermo carisma fra le emozioni del Meeting. 44 anni dopo Wojtyla: una grand’occasione. Segue ai triboli interni del movimento fondato da don Giussani, alle perplessità vescovili, agli equivoci -si deve dedurre- finalmente chiariti tra il clero e i secolari in affinità col clero.
CL viene rilegittimata? Non è mai accaduto il contrario. Son sparite, certo sì, le remore sulla sua forza di potere, è cresciuta l’attenzione verso il suo valore di testimonianza. Leone va lì a darne riconoscimento. La Chiesa ha bisogno di Cl, luogo delle tre “c” (compassione, confronto, cultura). E Cl ha bisogno della Chiesa, l’ombrello dalla “C” maiuscola, che tutto ispira, comprende, guida. Ovvero: Cl vuole riaffermare una dimensione ecclesiale che subordini il resto. La Chiesa vuole riaffermare un protettorato ecumenico che accetti ogni spontanea adesione. Interesse reciproco? Vocazione reciproca. Scambio di tesori. Saldezza di progetto umanitario unico, tanto più nel naufragio di qualunque altro progetto umanitario.
Risuona lo stridìo fra l’accapigliarsi europeo sui migranti e l’abbracciarne la causa. Non c’è persona e persona. Nazionalità e nazionalità. Confine e confine. C’è (titolo dantesco del Meeting) l’amor che move il sole e l’altre stelle: un insieme di cui tutti siamo parte, e se quest’insieme talvolta s’incrina a causa dei fenomeni conseguenti alla povertà di massa, il problema va affrontato anziché rimosso. Chiudersi no, aprirsi sì: la disperazione chiama la disponibilità. Come ha sempre argomentato il Giùs, e idem il pontefice fin da quando non lo era, girando il mondo in soccorso dei fragili.
La datata empatia fra Prevost e Cl trova plastica rappresentazione, pur se il tutto avverrà con fragorosi toni sommessi, nel popolare corner romagnolo guadagnatosi dall’80 a oggi l’ammirazione d’universi vari: la politica e l’economia, per esempio, in aggiunta alla menzionata cultura e ovviamente alla sfera religiosa. Proprio d’una tale Comunione con interlocutori così numerosi e d’una tale Liberazione del meglio dell’individualità ha urgenza la Chiesa: nelle ambasce verso sé stessa -basti pensare a crisi di vocazioni e sante messe disertate- rimane un’ambasciatrice primaria a mitigare gli affanni della quotidianità. Causa alla quale Cl partecipa dalle origini ed è chiamata a partecipare ancora di più, se possibile.
Il Papa spirituale/pragmatico sarà protagonista dell’ennesimo episodio d’una narrazione nella quale egli tesse, cuce, ricama il filo della reunion, praticando un’arte pastorale e al medesimo tempo politica. Politicissima. Ciò che le conferisce lo stigma della forma più alta di carità. Carità, ecco: la parola, il gesto, l’attitudine spesso introvabili, nel mediocre day by day. E sempre presenti, nell’orizzonte globale di Prevost. L’americano giusto tra le ingiustizie del pianeta diviso su pace, sicurezza, clima, lavoro, diritti, eccetera. Un pianeta, per tornare alla parola-chiave dell’incipit, di scarsa prossimità col Vangelo. Prevost sta cercando d’accorciare le distanze: un drop che gli riesce bene a tennis, e spesso su quel campo ben più ampio che ci siamo capiti.
prevost rimini meeting cl – MALPENSA24
