MILANO – Il possibile approdo del Leoncavallo nell’ex mercato di piazzale Selinunte accende lo scontro politico a Milano. L’ipotesi nasce dalle dichiarazioni di Marina Boer, presidente dell’Associazione Mamme antifasciste del Leoncavallo, che al Corriere della Sera, a un anno dallo sgombero di via Watteau, ha spiegato che «tutte le strade per far rivivere il Leoncavallo e ridargli una casa restano aperte», senza dunque escludere la partecipazione al nuovo bando del Comune per lo spazio di San Siro.
Sardone: “Provocazione vergognosa”
La reazione del centrodestra è immediata. La vicesegretaria della Lega Silvia Sardone definisce l’ipotesi una «provocazione vergognosa», attaccando duramente la possibilità di una nuova sede del Leoncavallo nel quartiere. Sardone richiama i problemi di sicurezza e degrado della zona e punta il dito contro Palazzo Marino, chiedendo al sindaco di riferire in Consiglio comunale sulle eventuali soluzioni allo studio per il centro sociale.
Forza Italia: “Una follia”
Contrario anche Alessandro De Chirico, consigliere comunale di Forza Italia, secondo cui un eventuale trasferimento a San Siro sarebbe «una follia». Il quartiere, osserva l’azzurro, ospita già i centri sociali Micene e Cantiere: «Ci manca solo il Leonka a rendere la situazione ancora più esplosiva».
FdI: “Ipotesi irricevibile e lunare”
Ancora più netto il giudizio di Fratelli d’Italia. Marco Bestetti, consigliere regionale al Pirellone, definisce l’ipotesi «irricevibile, lunare e persino offensiva». Nel mirino anche il centro sociale Micene, che secondo Bestetti avrebbe un ruolo nelle occupazioni degli alloggi Aler e negli ostacoli agli sgomberi. Per FdI, dunque, l’eventuale arrivo del Leoncavallo aggraverebbe una situazione già critica.
Il Leoncavallo: “Osserviamo il bando senza pregiudizi”
Nel frattempo, gli attivisti del Leoncavallo intervengono sui propri canali social e confermano di guardare al bando di piazzale Selinunte «senza pregiudizi, sperando che rappresenti un’evoluzione» rispetto alla precedente procedura per via San Dionigi. A quella gara il centro sociale aveva partecipato, venendo poi escluso per la documentazione ritenuta mancante. Uno dei punti contestati dagli attivisti riguardava i costi delle bonifiche, che nel bando per l’immobile di Porto di Mare sarebbero rimasti a carico del soggetto aggiudicatario, mentre il nuovo avviso per l’ex mercato di Selinunte avrebbe caratteristiche differenti.
“Pensavano bastasse uno sgombero”
Il Leoncavallo, intanto, guarda anche a settembre, quando è annunciato un nuovo evento degli attivisti. Il messaggio è netto: «Pensavano che bastasse uno sgombero per interrompere una storia. Non è andata così». A un anno dallo sgombero di via Watteau, quindi, la ricerca di una nuova casa per il Leoncavallo torna al centro del dibattito politico milanese. E l’ipotesi di piazzale Selinunte, ancora tutta da verificare sul piano amministrativo, riaccende lo scontro tra il centrodestra e il centro sociale.
