CARTAGENA (SPA) Alessandro De Marchi, direttore sportivo Jayco Alula, in carriera ha ottenuto sette vittorie, tre di queste alla Vuelta. Non semplici successi, ma trionfi, arrivando sempre solo. lo incontriamo al bus del suo team ,a Cartagena, partenza dell’11 frazione della corsa spagnola. “La Vuelta ha uno spazio speciale nel mio cuore. Sono stato colpito da questa gara fin dall’inizio ed è sempre stata una bella esperienza”.
Sei stato colpito, perché?
“Domanda da un milione di dollari, non saprei esattamente. All’inizio mi piaceva perché era una gara di fine stagione e io sono sempre stato bene a fine stagione. Dopo aver vinto la prima volta, nel 2014 ad Alcaudete, ho iniziato a guardarla da un punto di vista tecnico. C’era un modo di correre che mi piaceva. Alla fine ti innamori di una gara”.
È un modo di correre differente rispetto a altre parti?
“In passato forse lo era di più, adesso in generale tutto sta un po’ cambiando, si sta uniformando. Però nei miei primi anni da professionista era la gara che regalava forse più chance alle fughe, ti dava più spazio di riuscirci in quel modo”.
Delle tre vittorie ce n’è una a cui sei più affezionato?
“Questa è una domanda a cui faccio sempre fatica a rispondere. In generale, perché come hai detto tu prima, ho vinto sette volte, sono tutte sette importanti. Forse in queste tre della Vuelta potrei dire la seconda, nel 2015, perché venivo da un anno molto difficile con un infortunio. La BMC aveva deciso di portarmi, di farmi approcciare quella Vuelta in modo molto soft, vedendo quello che veniva e alla fine credo fosse la tappa 14 o 15, con una fuga è andata”.
Corridore coriaceo, tantissima grinta, mai arreso, mai battuto, c’è un De Marchi in gruppo oggi?
“Vorrei dire di sì, però non l’ho ancora trovato”.
Quindi è un “nì” al momento?
“Siamo in fase di ricerca, forse è difficile che ci sia un De Marchi perché le corse sono un po’ cambiate, sono un po’ diverse, quindi è difficile trovare qualche corridore con la stessa voglia di sbagliare, con la stessa noncuranza di magari sprecare energie senza poi portare a casa niente. Adesso i ragazzi sono molto più controllati e si mettono forse alla prova poco a volte”.
Le cose per te sono cambiate anche perché sei passato dalla bici all’ammiraglia.
“Ormai sono immerso in una fatica diversa, una fatica più mentale, legata all’organizzazione, all’avere a che fare con tante cose sotto la tua responsabilità, quindi è un po’ una fatica diversa, però rimanendo in un mondo in cui sono stato apprezzato, in cui ho avuto tante soddisfazioni, in cui mi trovo bene. Le cose vengono bene e posso dire alla fine della giornata che vado a dormire molto sereno e contento.
Qual è la corsa che vorresti vincere?
“Diciamo che vorrei vincere in fuga, con un corridore in fuga”.
Te la butto lì: magari con Covi a Calar Alto?
“O covi oggi? Chi lo sa. Potrebbe essere oggi o domani, anche prima della fine della volta, quindi speriamo, vediamo”.
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