“Cara de Vuelta”: Pizzorni, da Nibali alla Jayco-AlUla sognando l’Agostoni

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Geoffrey Pizzorni, addetto stampa Jayco AlUla

VERA (SPA) La “Cara de Vuelta” di oggi è Geoffrey Pizzorni, 60 anni, addetto stampa della Jayco AlUla.

Geoffrey, prima cosa, che cosa vuol dire fare l’addetto stampa di uno squadra di ciclismo? Qual è il tuo incarico?

“Il mio incarico è mettere in contatto, in relazione, la squadra con i media in generale. In più, ormai nella mia figura è previsto anche un aiuto proprio più pratico, ad esempio rifornimento, aiutare un po’ i colleghi se sono in difficoltà, insomma un terzo uomo quasi quasi”.

Nella mia figura è previsto anche un aiuto proprio più pratico, ad esempio rifornimento, aiutare un po’ i colleghi se sono in difficoltà, insomma un terzo uomo quasi quasi

La parte più bella e più brutta di fare l’addetto stampa?

“La parte più brutta quando non hai risultati, la parte più bella quando li hai”.

Tu sei stato addetto stampa, anzi diciamo che hai iniziato nel grande ciclismo con Vincenzo Nibali poi sei passato alla squadra intera. Che differenza c’è tra essere addetto stampa di un corridore solo e di una squadra?

“Beh, forse devi essere in entrambi i casi dedicato, probabilmente lo sei in maniera diversa. Con un corridore come Nibali è cresciuto molto l’importanza dopo la vittoria al Tour del 2014, era non solo all’aspetto sportivo ma venivo anche coinvolto in altre cose, quindi lavorai molto di più. Per la squadra forse è più limitato il tempo in cui tu sei alle corse”.

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Il corridore del tuo cuore, quello a cui sei più affezionato, quello che ti è piaciuto di più come atleta?

Beh, allora per essere onesti devo molto a Vincenzo perché grazie a lui sono entrato nel ciclismo che conta, fra virgolette. Quindi anche nel mio lavoro ho avuto modo di conoscere tutti gli addetti ai lavori. Quindi ho imparato molto, è stata molto veloce la mia gavetta. Come atleta mi ricordo Pello Bilbao, un ragazzo splendido che corre ancora, forse credo che smette alla fine dell’anno. Perché è uno dei pochi che alla fine del Giro d’Italia, arrivato forse in quarto o quinto, mi mandò un messaggio il giorno dopo ringraziandomi per il lavoro. Non è una cosa che non capita così spesso”.

La corsa invece del tuo cuore?

“La Coppa Agostoni, essendo milanese ma adottivo ormai di adozione e brianzolo, vorrei tanto vincerla. Sono arrivato secondo con Nibali dietro al povero Rebellin, però la mia speranza è di vincere un giorno”.

La Coppa Agostoni, essendo milanese ma adottivo ormai di adozione e brianzolo, vorrei tanto vincerla.

 

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