Sanità: le risposte negate, la rabbia della gente

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Mentre la politica s’interroga sulla cosiddetta “onda nera” in Sassonia-Anhalt e sul suo possibile effetto elettorale in Europa e, per quanto ci riguarda, in Italia, a Palazzo Lombardia le preoccupazioni sono altre. Si litiga attorno al mini valzer dei direttori generali e sulla querelle nata tra Fratelli d’Italia e l’assessore Guido Bertolaso che, addirittura, ha minacciato le dimissioni se non fossero accolti i suoi desiderata per la sostituzione del dg Aberto Zoli, prossimo alla pensione, a Niguarda. L’assessore vorrebbe l’attuale dg del Welfare Mario Melazzini per rimpiazzare Zoli e l’attuale dg dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco, Maria Grazia Colombo, in Regione al posto dello stesso Melazzini. I Fratelli però non sono d’accordo. La questione era all’ordine del giorno della giunta di lunedì 7 settembre ed è stata opportunamente rinviata.

Intanto, sempre FdI, ha aperto un nuovo fronte sul fine vita, altro argomento di scontro e interrogherà Bertolaso in Consiglio dopo il primo caso di suicidio assistito gestito dal servizio sanitario regionale lombardo, su cui è stato anche presentato un esposto alla Procura di Busto Arsizio dall’associazione Viva La Vita Italia Odv-Ets. Argomenti che evidenziano le difficoltà dei rapporti all’interno del centrodestra regionale, soprattutto sui temi della sanità. Importanti, non c’è dubbio, sul versante valoriale (fine vita) e per quanto riguarda il “chi comanda” ai piani alti della Regione.

E i cittadini? La gestione della sanità, quella che tocca la stragrande maggioranza della popolazione e al netto delle eccellenze che pure vanno riconosciute, è piena di lacune. Non è una novità, basta ricordare le liste d’attesa infinite per ottenere una visita ambulatoriale o una lastra. Disservizi e disagi che meritano risposte da parte della stessa Regione e dei manager chiamati a governare Asst e Ats. Risposte, comprendiamo, che non sempre si riescono a dare (per calcolo?)  in modo esaustivo. Allora si dissimula, come per la chiusura del Primo Intervento all’ospedale di Somma Lombardo. “Trasferito” sostiene il vertice dell’Asst Valle Olona. No, ridotto a un semplice ambulatorio per mancanza di personale, ribadisce il primo cittadino sommese, Silvio Pezzotta. Per non dire dell’Ospedale di Comunità affidato a suon di bigliettoni pubblici a una cooperativa romana. Con quali garanzie di affidabilità nessuno lo dice con chiarezza.

Nel frattempo, il consigliere dem Samuele Astuti lancia l’allarme per i medici di base, primo fronte della tanto sbandierata medicina territoriale. Ebbene, nel territorio dell’Asst Sette Laghi sono 15.177 i cittadini che attualmente si ritrovano senza un medico di base. Nell’Asst Valle Olona, dove i cittadini sprovvisti di medico si fermano a quota 4.983, a preoccupare è soprattutto la prospettiva del ricambio generazionale: tra la fine del 2026 e la fine del 2027 92 professionisti raggiungeranno i requisiti per la pensione. Nel dettaglio, 37 medici compiranno settant’anni entro la fine dell’anno in corso, mentre 55 lasceranno l’attività nel corso del 2027.

Cosa si sta facendo per limitare i disagi dei cittadini, soprattutto delle persone più fragili? Quali le soluzioni? Come si riempiranno tutti questi vuoti? Chi ce lo spiega? Però a Milano si litiga sugli incarichi, mentre le Asst nascondono il loro imbarazzo passando oltre. Per dirla in un altro modo: sembrano infischiarsene. Esagerati? Vorremmo esserlo, ricordando però che è inutile domandarsi perché alle elezioni vincono gli estremisti di destra (occhio a Vannacci), probabilmente non c’è una motivazione ideologica vera, ma soltanto la rabbia della gente che non ha risposte. E si sente presa in giro.

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